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cattolici e politica

«Eretici? Noi siamo con Papa Francesco»

di Marcello Pradarelli
«Eretici? Noi siamo con Papa Francesco»

Dal pensiero di Casaleggio («equipara l’uomo a Dio») alla tax religiosa: le reazioni di Cinquestelle a un’intervista diel vescovo di Ferrara Luigi Negri
La provocazione del monsignore: niente comunione per chi è grillino

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L’eresia di Casaleggio che equipara l’uomo a Dio, la Rete assunta come autorità suprema del sapere e della conoscenza alla stregua di un tecnocratico Spirito Santo e, sullo sfondo, la proposta tutta ferrarese di tassare cinquemila euro all’ora le manifestazioni religiose che si tengono sulla pubblica piazza: sono i tre elementi costitutivi dell’intervista che il vescovo Luigi Negri ha rilasciato ieri al Messaggero, da cui scaturisce una sfida alla coerenza che a tratti sconfina nella scomunica verso l’universo grillino: «Mi chiedo che ci vengono a fare a messa...».

Il vescovo Negri, interpellato ieri dalla Nuova, ha aggiunto una nota chiarificatrice all’intervista (il cui succo è condensato nell’articolo a fianco): «La mia non è una presa di posizione verso un movimento politico, cosa che non mi compete e non mi interessa». Aggiunge che «a livello personale non giudico nessuno».

Ma all’uomo e al cittadino, tanto più se fa politica, Negri chiede coerenza tra teoria e prassi: «Il mio invito a chi si dice ateo e a chi crede in Dio è quello di essere coerente. Se sento che un ateo vuole venire in chiesa me ne compiaccio, ma non vorrei che fosse solo un atteggiamento folcloristico. Così come non vorrei si riducesse la fede ad atteggiamento folcloristico. La fede è cosa seria è va portata fino alle estreme conseguenze».

Se la Rete è il nuovo Dio, inutile andare cercarlo in Chiesa. peggio ancora “partecipare a un mistero come l’eucarestia”. A Negri, o meglio al’«arcivescovo preme chiarire l’importanza delle differenze teoriche» tra le diverse visioni «perché se sono vere favoriscono la discussione, altrimenti tutto si annulla in un’indistinta melassa».

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Ilaria Morghen, capogruppo M5S in consiglio comunale, non ci sta a seguire il ragionamento di Negri: «Il vescovo dovrebbe riportare nero su bianco le frasi che critica, invece no, non lo fa e cade in una trappola di cattiva mediaticità, lui pensa che Casaleggio pensa in un certo modo e allora lo critica...Ma così non c’è materia di discussione». Morghen si professa cattolica («mi sono laureata in medicina all’Università del Sacro cuore, i miei figli sono battezzati e comunicati, sono cresciuta dentro un percorso cristiano e cattolico») e non avverte contraddizioni con l’impegno politico, tutt’altro: «Io rispondo alla mia coscienza, mi batto a difesa dei più sofferente, dei malati, cosa c’è di più cristiano? Il reddito di cittadinanza lo chiediamo a degli emarginati vittime di questo sistema finanziario...».

Il deputato Vittorio Ferraresi, cattolico, «ma non praticante» richiama dopo aver letto attentamente l,’intervista: «Le parole di Negri un po’ fanno sorridere, ma sono anche spiacevoli quando tratta come eretici tanti credenti e cattolici che sono impegnati nel Movimento, persone che combattono contro la corruzione e la povertà, due battaglie che sono le stesse di Papa Francesco. Noi siamo contro il malaffare, se questa è eresia...». Per Ferraresi il vescovo ha preso male la mira: «Il libro di Casaleggio non è la base teorica del M5S». E sbaglierebbe Negri anche sul Dio Web: «Non è la Rete che decide, al contrario sono i cittadini che decidono il programma e la linea attraverso il web in modo democratico, anziché adeguarsi al pensiero del capo come avviene negli altri partiti. È l’esatto contrario del pensiero unico».

Silvia Mantovani, consigliera comunale M5S, non è sorpresa dall’attacco di Negri: «Un paio di anni fa ci aveva quasi paragonato ai nazisti...ci eravamo rimasti un po’ corti, ci avevano dato dei fascisti, ma dei nazisti mai» ( il riferimento è a una riflessione di Negri datata 26 aprile 2013 in cui il vescovo analizzava il pensiero di Casaleggio e la funzione del Web). La mezza scomunica lanciata da Negri non la tange: «Sono laica e per ovvi motivi le parole del vescovo non mi toccano. Posso affermare che non siamo mangiapreti, siamo laici, così come laico dovrebbe essere ma non lo è non lo Stato italiano». A proposito di “mangiapreti” Mantovani difende l’idea di tassare le manifestazioni religiose: «Magari cinquemila euro all’ora è un’esagerazione, ma per l’occupazione del suolo pubblico sarebbe giusto pagare, tanto più se serve per ridurre il carico fiscale sui cittadini».

Nemmeno Morghen è pentita dell’emendamento che fu bocciato: «La nostra posizione è stata male interpretata. Secondo noi gli spazi pubblici sono luoghi di pregio che vanno messi a profitto. E questo deve valere per la piazza come per il Parco Bassani, per le manifestazioni religiose come per Internazionale e altri eventi». Per la tax religiosa Negri aveva definito i grillini alla stregua di «giacobini». Nell’intervista al Messagero il vescovo fa atto di contrizione: «Dopo mi sono pure pentito di averlo detto anche se la maggior parte dei Cinque Stelle non sa nemmeno chi sono i giacobini». Al deputato Ferraresi non è garbata la stoccata sulla presunta estesa ignoranza grillina in fatto di storia della Rivoluzione francese: «Questa la trovo un’affermazione davvero molto offensiva da parte del vescovo». Ma non ne chiede la testa come avrebbe fatto Robespierre.

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