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E a Salvatonica c’è Accoglienza

E a Salvatonica c’è Accoglienza

La parrocchia fin dal 1991 accoglie i migranti e assiste italiani in difficoltà. Corsi per imparare l’italiano

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C’è Accoglienza nel territorio di Bondeno, proclamato “profughi free” dall’amministrazione leghista. Nella parrocchia di Salvatonica, piccola frazione sperduta nelle campagne interrotte da poche case, è infatti attiva da anni l’associazione Accoglienza gestita dallo stesso parroco, don Giorgio Lazzarato. Qui da molti anni immigrati e persone in difficoltà trovano, secondo gli obiettivi indicati dallo stesso sodalizio, «assistenza morale e religiosa, educazione, servizio mensa». I primi ad arrivare, nel lontano 1991, erano stati 11 ragazzi albanesi appartenenti al “contingente” di 24mila migranti sbarcati in Italia; risale invece a una decina di anni fa l’accoglienza a Salvatonica dei primi profughi afghani. Attualmente sono venti i migranti, dal Pakistan e dall’Afghanistan, ospiti nella casa che sorge accanto alla chiesa, oltre ad alcuni italiani “profughi” a loro volta da vite problematiche. «Queste persone sono i truffati della storia», commenta uno dei volontari all’ingresso. Sì perché, continuano «credono di diventare italiani con quel pezzo di carta, e non gli viene spiegato che le cose non stanno così, che le procedure sono ben più complicate». Gli stranieri sono per la maggior parte giovani, ma c’è anche chi si avvicina alla sessantina. Sono arrivati da poco, gli avvicendamenti sono frequenti, e non parlano bene l’italiano. È un volontaria, con i corsi di alfabetizzazione, a insegnare loro la lingua: «Vanno trattati bene e bisogna chiedere molto in cambio», è la convinzione di chi spende tempo e impegno per favorire un’integrazione mai data per scontata, lontani da ogni facile retorica. Durante la giornata, racconta uno degli italiani assistiti dall’associazione, la casa si svuota: «Sono tutti fuori adesso - spiega un uomo sulla cinquantina - Escono verso le sette, le otto del mattino e stanno fuori tutto il giorno. Alcuni hanno trovato dei lavoretti stagionali, e rientrano quasi sempre attorno alle sei del pomeriggio, si fanno la doccia, mangiano e se ne vanno a letto». E lui? «Io abitavo a Ferrara, sono qui da sei anni. Nella mia vita ci sono state difficoltà, ho attraversato momenti brutti, difficili. Don Giorgio mi ha aiutato molto, e mi sta aiutando ancora. Senza persone come lui tutta questa gente non saprebbe come fare». I pochissimi ospiti presenti ieri mattina erano italiani. C’è chi guarda la televisione in una sala allestita come un cinema in miniatura, con poltroncine e divani messi in fila a replicare una piccola platea. C’è anche un’aria da aula scolastica, con le carte geografiche appese alle pareti: l’Italia, e poi l’Europa, l’Africa, l’Asia e le Americhe. E’ quasi l’una quando l’autocarro di un’azienda agricola deposita due ragazzi, che svelti entrano in casa. Sono stati nei campi, a lavorare in una vigna. I frutti forse cresceranno anche per loro.(a.m.)

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