Addio tra lacrime e sorrisi per l’avvocato Guzzinati
Il figlio Ippolito: «Continuerai a sorvegliarci tra una partita e l’altra di trionfo» Il cognato Gianni Venturi: «Eri rimasto bambino, grazie per la tua amicizia»
«Continua a sorvegliarci tra una partita di trionfo e l’altra. Adesso hai tutto il tempo per imparare a giocare da Dio». Commozione e umorismo, lacrime e sorrisi hanno accompagnato ieri mattina nella chiesa di Santa Francesca Romana, l’ultimo saluto all’avvocato Romano Guzzinati, morto a 78 anni nella notte tra domenica e lunedì per un malore improvviso nella sua casa estiva di Lido Estensi. C’era tutta la Ferrara istituzionale a stringersi attorno alla famiglia, che attraverso il figlio Ippolito e il cognato Gianni Venturi ha restituito ai presenti il ritratto di un uomo che era riuscito a invecchiare conservando l’entusiasmo e la vivacità di un bambino. Un «curioso monello», lo ha definito lo studioso Venturi ricordando già con rimpianto la «burbera amicizia» che per tanti anni li ha legati, rivolgendo alla vedova, la signora Maurizia, affettuose parole di conforto. Il parroco, don Andrea Zerbini, ha messo un po’ di attualità nella sua omelia ispirata al vangelo di Giovanni, là dove il Cristo è paragonato a una porta: «chi entra attraverso di lui sarà salvato». Saper accogliere chi bussa alla porta come espressione più alta della devozione, quella nei confronti dell’umanità. Così come era carico di amicizia «l’allegro stupore con cui Romano mi accoglieva quando suonavo il campanello di casa sua. La stessa che avrà certo trovato davanti alla porta del Signore». Il figlio Ippolito ha saputo commemorare l’amato papà quasi con divertita leggerezza, ma all’ultimo la voce si è incrinata e spezzata: «Per noi sei stato bambino, ragazzo, adulti, marità, papà, zio e, ultimamente più di tutto, nonno. Da te non abbiamo ricevuto un libretto di istruzioni per la vita. Ma ci hai spiegato che se alla sera possiamo guardarci allo specchio diritti negli occhi senza rimorsi, allora abbiamo vissuto una giornata da uomini giusti».
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