Omaggio all’indimenticabile Krang
Oggi verrà ricordato il medico Francesco Tomasi, morto a 31 anni
"Quando la malattia non è l'ultima parola", sottotitolata "Viaggio fra musica, vita e psico-oncologia " è il titolo dell'iniziativa, che oggi alle 17.30 nell'atrio dell'ingresso 1 del polo Ospedaliero di Cona, vuol rendere omaggio al dottor Francesco "Krang" Tomasi, giovane medico laureato a Unife, originario di Loreo, ma ferrarese di adozione, deceduto nel 2014 per un tumore cerebrale. A poco più di un anno e mezzo dalla sua scomparsa, amici e genitori gli dedicano questa iniziativa, che si avvarrà anche con contributo musicale del pianista Marcelo Cesena.
Ma facciamo un passo indietro. "Tutto ciò che è in mio potere" è lo striscione che campeggia nella navata della chiesta che ha dato l'ultimo saluto a chi, a soli 31 anni, della medicina ha fatto la sua missione. Se ne è andato in punta di piedi, ma ha speso la sua giovane vita per raggiungere il suo più grande obbiettivo, quello di diventare un medico e poter aiutare il prossimo a capire quale era la strada giusta da imboccare anche perché avrebbe voluto specializzarsi in psico-oncologia. E' Arianna Costa, detta "La Vecchia", e rappresentante dell'associazione "Krang never dies" a raccontarlo: la sua inseparabile amica, conosciuta al secondo anno di medicina durante una pausa a lezione e compagna dell'ultimo viaggio, quello più importante, quello della vita.
La vita, lo studio e la malattia, ma le persone per Francesco erano sempre le più importanti. Chi era Francesco?
«La frase "Tutto ciò che è in mio potere" è diventato il suo motto da quando ha cominciato la chemio, prima del secondo intervento. Secondo me - dice Arianna Costa - è sinonimo di volontà e determinazione, due qualità che ha sempre avuto in ogni campo, sia nello studio, così come nel conquistare una donna. E' sempre stato così, la malattia ha solo amplificato a livelli esponenziali le sue qualità migliori. Non smettere di lottare, mai».
Come è stato vivere la malattia con un "guerriero" come Francesco?
«Personalmente quello che mi ha lasciato è amore, amore incondizionato per le persone anche per quelle che si sono comportate male».
Che messaggio possiamo lasciare agli studenti di Unife?
«Il messaggio più forte che si può lasciare a chi come lui sta affrontando parte della propria vita a Ferrara, cercando di costruirsi un futuro, è quello di seguire il cuore e di fare ciò che si ama con tutta la determinazione e la tenacia possibile, senza mai trascurare gli affetti ed i legami che si creeranno in questi anni, perché è un circolo di affetto che rimarrà anche quando le strade della vita porteranno a una separazione. Francesco sapeva guardare l'animo delle persone e ha legato tutti a lui in maniera così forte che lo porteremo dietro per le prossime vite.
Qual è l’importanza di questa giornata
« Il modo in cui si cerca di ricordarlo oggi è "aiutarlo" a realizzare il suo sogno, quello di lavorare in ambito psiconcologico. Noi abbiamo fatto tutto quanto possibile per riuscire a realizzarlo, a volte risultando scomodi, ma alla fine riusciremo a realizzare un dottorato triennale in collaborazione con la psichiatria e l'ordine dei medici dedicato alla sua memoria. Insomma, un rompipalle fino all'ultimo, che anche da morto è comunque riuscito ad arrivare dove voleva, in psichiatria al fianco del suo prof».
Interverranno all'iniziativa "Storie di vita dentro e fuori corsia" Luigi Grassi, professore ordinario di psichiatria di Unife e i suoi genitori.
Federica Achilli
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