«Un legame che non è definibile»
Incontro a Palazzo Roverella dedicato al grande documentarista
Aspettando che si riunisca la giuria tecnica del Premio Estense, tra poche ore, di certo non si può dire che a Ferrara non succeda alcunché. Non manca il fermento, tantomeno il reticolo sociale che sostiene una sana curiosità e che si è acceso per l'arrivo di Folco Quilici, accolto da amici, lettori ed esponenti della Ferrara dotta. D'altronde, l'opera documentaristica e letteraria dell'estense internazionalizzato dai suoi viaggi, è talmente vasta e coraggiosa da coinvolgere chiunque. E, difatti, non è rimasta libera nemmeno una seduta.
A rompere gli indugi è stato Massimo Masotti che, circondato dagli affreschi di Palazzo Roverella, ha ringraziato il Circolo Negozianti per poi riconoscere il merito della serata a Fausto Bassini, in arte Faust Edizioni. «L'incontro di oggi - ha esordito il presidente dell'Associazione De Humanitate Sanctae Annae - è dedicato agli aedi di Ferrara, tra cui Francesco Scafuri e Paolo Sturla Avogadri, tra i più apprezzati sugli scaffali delle librerie del centro».
Poi la parola è passata al direttore Scansani, che è intervenuto per primo: «Spirito, novità, una breve scossa elettrica si concentrano qui - ha provocato - se pensiamo che la città preferisce sentire parlare di sé, preferisce autocompiacersi, tendendo così a ristagnare nei confronti dell'esterno». Mantovano “corrosivo”, Scansani ha dimostrato che il talento ferrarese risiede tanto nello scetticismo storico quanto nel suo contemporaneo, e nella forza di sostenerlo.
Via via più maestoso, l'excursus ha spaziato attraverso gli scenari di Tobruk 1940, grazie ai toni limpidi di Maria Grazia Campantico, che con la voce è ritornata agli anni '30 e '40 della città di Quilici. «Il maestro - ha illustrato di seguito Scafuri - ha vissuto Ferrara durante un periodo fervente e ricco di spunti. Il direttore del Corriere Padano aveva accettato in redazione diversi giovani che non erano allineati al Regime fascista; oltre a Nello Quilici, anche gli acuti Bassani e Antonioni. Nello stesso bacino prese corpo anche la Rivista di Ferrara, strumento fondamentale per approfondire le conoscenze sulla nostra storia, per trasmetterle al di là del tempo».
Evitare le buche in bicicletta sul cannone del papà a fianco di Bassani e Antonioni, ha permesso a Folco Quilici di coltivare i rapporti con i due intellettuali, specialmente con il secondo in quel di Roma. «Per me c'è stata una dolce Ferrara infantile, tra la mamma e la maestra - ha raccontato il regista scrittore - e una tragica, tra mio padre e Balbo, sino al primo bombardamento. Il legame che provo per queste mura non è definibile, se non tramite le emozioni che ho messo nero su bianco». E la conversazione si è conclusa sull'accorata lettera di Giorgio Bassani per la scomparsa dell'amico Nello.
Matteo Bianchi
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