La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

Anche noi siamo su un barcone

di Stefano Scansani

Il fondo del direttore Stefano Scansani sul tema dell'immigrazione

3 MINUTI DI LETTURA





Recinto Lombardia. Recinto Veneto. Recinto Liguria. Non so che cosa ha in mente il presidente Maroni, ad esempio, ma credo non sia credibile. A rendere improbabile il proclama per una Lombardia Profughi Free, sono la sua intonazione esitante, le distruttive imitazioni di Crozza e l'antefatto: Maroni è stato ministro degli Interni.
Cioè fra il 1994 e il 1995 e il 2008 e il 2011 - in due governi Berlusconi - l'allora ministro leghista avrebbe potuto chiedere a gran voce di rivedere il Regolamento di Dublino che disciplina il diritto di asilo per i profughi (il primo approdo deve farsi carico di loro e gli altri Paesi d'Europa se ne lavano le mani). E sempre Maroni avrebbe potuto far correggere la Legge Bossi-Fini (anche i cognomi hanno sostanza) che regola l'immigrazione. Maroni è stato uomo delle istituzioni e coordinava quei prefetti che oggi raggiunge con la diffida: non rispettate le circolari del mio successore Alfano.

Uomo delle istituzioni, così rilevante ed apprezzato da venire assunto alla guida della Lega che, squassata dagli scandali, stava inabissandosi. Presidente della Regione che ha per baricentro Milano, già capitale morale dell'Italia lavoratrice e doviziosa, Maroni l'avete sentito: per disincentivare l'ospitalità dei "clandestini" minaccia il taglio dei fondi a quei Comuni che dovessero accoglierne altri. Sembra una prova di forza personale e personalistica, rintracciabile nella dichiarazione televisiva di flemma maroniana: "Non devono farlo, poi chi lo fa violando la legge, violando le disposizioni che io ho dato, subirà questa conseguenza". Crozza imitando il presidente lombardo sottolineerebbe la curva tonale di quel "che io ho dato". Si tratta di istigazione istituzionale alla disobbedienza, per di più non credibile per la trafila che ho appena raccontato.
La lettura più realistica è che il trittico dei presidenti di Lombardia, Veneto e Liguria va facendo un quartetto di spinta e pressione col segretario leghista rampante a tutta-destra Salvini sui temi a più alta temperatura sociale: sbarchi, profughi, rischio terrorismo, rom e campi rom, case occupate, sicurezza, denari di Stato indirizzati ai non italiani e agli ultimi arrivati, felpe e sturm und drang.
I fenomeni e la confusione sono reali e così giornalieri che Salvini e i suoi ne stanno facendo un trapano per perforare uno dei fianchi vulnerabili dell'equilibrismo governativo di Renzi.
Il problema sta qui. Nell'impossibilità del governo di avere voce forte in Europa, nell'Italia delle Regioni, nelle Regioni d'Italia e della Ue. La risposta politica fatalista dell'esecutivo "accogliamoli tutti" corrisponde alla contromossa politica avversaria "non vogliamo più nessuno".
Fino a quando queste teorie - banali, patetiche, retoriche o minuscole - avranno un interesse elettorale di parte assisteremo agli arrivi, alla sommersione nei dibattiti televisivi decotti, all'umiliazione europea del nostro Paese.


La vulnerabilità del governo è rappresentata dall'assenza di un progetto sui flussi migratori e dall'afasia del diritto internazionale (riscrivo: internazionale, non della Brianza o della Laguna Veneta). La misura del capogiro italiano sta nell'indecisione fra l'accoglienza, l'intervento militare, il respingimento, i rimpatri, il barcone minato vuoto e quello salvato pieno. Per almeno affrontare il fenomeno dovrebbe valere la Regola delle 5W del giornalismo, corretta per la circostanza: chi? che cosa? dove? perché? quanti? Senza risposte, e in assenza di una chiamata alla responsabilità della Ue (che è sorda) e dell'Onu (che è muta) alla deriva umanitaria in Italia corrisponderà la deriva politica.


Il recinto di Maroni, di Zaia o di Toti sono carta velina a confronto di ciò che sta capitando in altre parti del mondo, a questa età che ci riserva uno straordinario drammatico irrefrenabile esodo da continente a continente. Anche noi siamo su un barcone.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google