Giustizia copia-incolla Confermati i domiciliari
False sentenze, venerdì il gip di Rovigo ha convalidato l’arresto dell’avvocato ferrarese Samantha Nesi e dell’ex vicesindaco Vincenzo Mantovan
Resteranno agli arresti domiciliari l’avvocato ferrarese Samantha Nesi, 41 anni, e l’ex vicesindaco di Portoviro Vincenzo Mantovan, arrestati nei giorni scorsi su richiesta della procura di Rovigo nell’ambito dell’inchiesta sulla “giustizia copia e incolla”. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Rovigo Piero Mondaini, che venerdì ha depositato la conferma misura di custodia cautelare, disponendo per entrambi gli indagati i domiciliari.
La decisione del gip arriva all’indomani dell’interrogatorio di garanzia durante il quale l’avvocato ferrarese, socio di un importante studio legale cittadino, ha risposto alle domande del pubblico ministero Davide Nalin che le contesta, di fatto, di aver prodotto sentenze false per favorire il suo cliente (qui indagato in qualità di imprenditore) e ottenere provvedimenti a lui favorevoli relativi al pignoramento dei beni.
Per Mantovan, il legale, Paola Malasoma aveva chiesto l'attenuazione dei domiciliari o la remissione in libertà, mentre per la Nesi il difensore Luca Motta di Padova non aveva presentato alcuna richiesta, in attesa dell’evoluzione dell’indagine.
Indagine che potrebbe non essere ancora conclusa. Nonostante negli atti giudiziari non ci siano “omissis” o riferimenti ad altre persone, e nonostante nel suo interrogatorio Samantha Nesi abbia attribuito il suo operato a “errori e stupidità”, non è escluso il coinvolgimento di altri soggetti.
I due indagati devono rispondere di reati gravissimi: concorso in mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice e poi tutti i falsi innescati con la produzione degli atti falsificati, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; falsità materiale commessa da privato e falsità in scrittura privata. Reati per il quali potrebbero rischiare una condanna fino a dieci anni.
Nei confronti di Samantha Nesi, inoltre, l’Ordine degli avvocati di Bologna, competente in materia, ha aperto un procedimento disciplinare.
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