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«Questo Paese non può accogliere tutti»

di STEFANO SCANSANI
«Questo Paese non può accogliere tutti»

Il presidente della Regione Emilia Romagna: di lezioni da Maroni non ne prendo: così ci ritroveremo da soli nell'emergenza

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STEFANO SCANSANI. Il confine liquido dell'Emilia Romagna con la Lombardia e il Veneto è più largo che lungo. Il confine è la linea di diversità di come i governi di queste tre Regioni interpretano e gestiscono il fenomeno migratorio. Imponente, irrefrenabile, epocale, ho scritto nell'editoriale di ieri sulla Nuova Ferrara. Il presidente emiliano-romagnolo Stefano Bonaccini ha risposto ad alcune domande appunto considerando il tam tam che echeggia appena al di là del Po, dalle parti di Maroni e Zaia (la Liguria di Toti è geograficamente discosta).

Maroni ha una qualche ragione?

«Trovo incredibile che chi come Maroni, da ministro dell'interno del governo Berlusconi, decise e fece applicare le norme sulla redistribuzione dei profughi in tutte le Regioni, obbligando le Regioni (peraltro comprensibilmente) ad accoglierli in una situazione di emergenza, oggi si erga a paladino dei dinieghi. Dico che sembriamo dentro ad una campagna elettorale permanente».

Però Maroni coglie gli umori, fa il dissonante, parla chiaro e forte.

«Sia chiaro: io da Maroni lezioni non ne prendo, anche perché furono i governi di destra a fare le più grandi sanatorie di immigrati nel decennio scorso».

Ma anche per l'Emilia Romagna c'è un limite fisico ed economico nell'accoglienza?

«Appunto, di lezioni da Maroni non ne prendo perché ho sempre detto, in tempi non sospetti, che questo paese non può accogliere tutti. Non ce la può fare l'Italia da sola. Non è accettabile e rischierebbe di scatenare solo scontro sociale».

Allora qual è la formula per affrontare il problema, anzi il fenomeno epocale?

«Certo, il problema non lo si risolve a colpi di slogan, perché siamo di fronte ad un problema epocale e gigantesco, a causa della destabilizzazione dell'area mediterranea africana e dell'avanzata del fondamentalismo islamico. Chi scappa dalla guerra, dalla fame o da regimi fondamentalisti e pericolosi non lo fermi soltanto perché ti chiami Maroni. Serve una strategia ben precisa in due direzioni: 1. Con la comunità internazionale intervenire direttamente in quei paesi e anche nel pattugliamento delle coste per arginare partenze e soprattutto colpire i mercenari e trafficanti di morte. 2. Pretendere dall'Unione europea di accogliere parte dei migranti, perché non possiamo affrontare da soli questa emergenza. Per questo il governo deve convincere i partner europei, a differenza di quello che non riuscirono a fare Berlusconi e Maroni anni fa, a fare carico di una quota di migranti».

L'Europa che, come ho scritto ieri, sta umiliando l'Italia?

«L'Unione Europea non può essere solo legata dalla politica monetaria. Ma allora serve un paese, il nostro, in cui le istituzioni assieme spingono nella stessa direzione. Se in Europa si comporteranno come Maroni, Zaia e Toti, cioè che ognuno si arrangi a casa sua, nessuno sarà disposto a darci una mano. E ci ritroveremmo soli in questa emergenza».

Renzi nutre ancora speranze sulla partecipazione europea. E papale papale (lo scrivo apposta) dice che bisogna accogliere... Così però non si governano i tempi.

«Renzi ha deciso di convocare tutti i presidenti di Regione. È la scelta giusta perché dobbiamo guardarci negli occhi e dirci se vogliamo tutti assieme trovare un punto di vista comune, affinché il Governo si presenti più forte al vertice europeo. E bene ha fatto Renzi a mettere in agenda per le prossime ore un incontro con Holllande e Cameron. Anche perché una soluzione la si deve trovare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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