Nuovi test 'ferraresi' per AstroSamantha
Un team di ricercatori di Unife a Houston per completare la programmazione degli esperimenti scientifici sui flussi venosi eseguiti in collaborazione con l'astronauta italiana nel corso della missione Futura 42. Il prof. Paolo Zamboni: gli strumenti che abbiamo usato potranno essere utilizzati per inviare dati diagnostici anche a grande distanza
Un gruppo di ricercatori ferraresi si trova a Houston in questi giorni per una nuova sessione di esperimenti scientifici programmati in collaborazione con l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, da pochi giorni rientrata sulla Terra dopo la più lunga permanenza nello spazio per una donna, record stabilito nel corso della missione Futura 42. Il professor Angelo Taibi, project manager del progetto 'Drain Brain' e ricercatore del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra di Unife, lavorerà negli Usa assieme ai due ricercatori Erica Menegatti e Sergio Gianesini, del Centro di Malattie vascolari di Unife. Mercoledì 17 giugno incontreranno Samantha Cristoforetti per eseguire una nuova sessione di test.
Assieme a loro, trattenuto da impegni a Ferrara, non ci sarà il professore ferrarese Paolo Zamboni, direttore del Centro di Malattie vascolari di Unife-Sant'Anna e responsabile del progetto ideato a Ferrara ('Drain Brain') gestito da un team multidisciplinare. Zamboni è stato il coordinatore, negli ultimi anni, della sperimentazione scientifica nazionale condotta sul rapporto fra Ccsvi e Sclerosi multipla. Proprio grazie a questi studi sono state acquisite le conoscenze che hanno permesso al gruppo scientifico ferrarese di mettere a punto la strumentazione utilizzata per 'Drain Brain'. L'obiettivo dei test è misurare gli effetti della microgravità sulla circolazione del sangue per individuare eventuali patologie legate alla lunga permanenza nello spazio e proprio per svolgere questo lavoro sono stati utilizzati l'ecodoppler e il pletismografo (uno strumento a tecnologia molto avanzata progettato dai ricercatori estensi) che in questi mesi hanno consentito di monitorare i parametri della circolazione venosa di AstroSamantha mentre si trovava in orbita.
Quelle due apparecchiature saranno utilizzate anche durante i testi programmati per domani a Houston. L'ecodoppler misurerà i valori della circolazione cerebrale, il pletismografo il flusso venoso tra testa e cuore. "Con Samantha abbiamo eseguito diverse sessioni di test - racconta Zamboni - a Colonia nel 2014 prima della partenza, poi la serie all'interno della Stazione Spaziale Internazionale. Per completare il programma mancano gli esiti degli esperimenti di Houston e quelli programmati fra circa un mese a Colonia, nella sede dell'Agenzia Spaziale Europea. Siamo molto soddisfatti dell'esperienza maturata in questi mesi. Devo confessare che non avrei mai immaginato la complessità delle prove scientifiche eseguite 'dialogando' con la Stazione spaziale. Avevamo una finestra temporale di venti minuti per coordinare il test in orbita tenendo sincronizzata l'attività dei gruppi che operavano a Livorno, negli Usa e in Danimarca. Si lavorava con un po' di apprensione, ma oggi possiamo dire che l'esperienza è stata molto utile".
In particolare, aggiunge Zamboni, "abbiamo maturato l'idea che la strumentazione impiegata in questi mesi potrà essere utilizzata in futuro in Telemedicina, per trasmettere dati diagnostici in modo affidabile anche a grande distanza, come è avvenuto nell'interscambio con la Stazione Spaziale Internazionale che si trova a 400 km dalla Terra".
Ancora nulla si può dire invece delle evidenze scientifiche acquisite grazie ai test medico-diagnostici. "Potremo fare una valutazione complessiva solo dopo aver analizzato e valutato i dati che saranno registrati a Houston e a Colonia", precisa Zamboni.
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