La più buona e cara d’Italia. È la coppia ferrarese
Tre grandi panificatori cittadini fanno il punto sul maggiore prodotto tipico Spiegano gli alti costi, l’Igp e il successo all’Expo. C’è poca promozione
Sul ponte dell’Expo di Milano sventola la bandiera estense. Sul vessillo c’è la ciùpeta, il tipico pane locale, che Coldiretti ha portato all’evento fieristico riscuotendo grande successo e surclassando pure la baguette francese. Grande ribalta per un prodotto tutto sommato semplice (farina, acqua, strutto, sale, lievito e olio, sono gli ingredienti base) che tuttavia non sta vivendo un momento facile, visto il calo dei consumi e il cambiamento delle abitudini alimentari. Il prezzo decisamente non aiuta: a Ferrara siamo ai vertici nazionali, come mostra il grafico che pubblichiamo.
Simbolo. «La coppia non la scopriamo oggi – dice Matteo Musacci, titolare della Bottega del pane e dirigente Ascom – è un prodotto con provate potenzialità ed è un simbolo identitario che, in quanto a tipi di pane, nessuno ha altrove, tranne forse Altamura. Forse siamo noi un po’ meno bravi a promuoverla: è chiaro che non puoi mandarla in giro per il mondo, l’unico modo è far venire i turisti a Ferrara e farla assaggiare». Poi c’è la tv che qualche capatina la fa. Solo poche settimane fa il Gabibbo di Striscia la Notizia è stato al panificio Perdonati, «e pochi giorni fa – racconta il titolare Romano Perdonati - mi hanno telefonato che venerdì viene una troupe del canale televisivo Alice: è bello diffondere la conoscenza del nostro pane. Il successo della coppia all’Expo non mi sorprende: è un prodotto principe della nostra gastronomia». Stesso ragionamento da parte di Davide Trombini (Orsatti Group), «avevo già sentito Olivio Vassalli e un amico che mi hanno riferito che a Milano è andata bene».
Crisi. Le abitudini stanno però cambiando e anche un mito soffre. «Il pane ha perso tantissimo – dice Trombini -, c’è un modo diverso di stare a tavola, il prodotto fresco non viene consumato più come una volta e si preferisce la grande distribuzione. C’è poi la questione del disciplinare Igp: all’inizio era stato giustificato con la volontà di mettere paletti alle grandi strutture, poi le regole stringenti da rispettare, che stiamo cercando di modificare, hanno penalizzato i piccoli». Perdonati ci mette una battuta che è tale fino a un certo punto: «I genitori fanno venire la voglia di un grissino ai bambini, prima ci sono fette biscottate, grissini, crackers. Ma è vero che con la crisi economica la gente non ha tanto da spendere». Poi quando si arriva all’estate i consumi diminuiscono ancora. «Con il primo caldo si perde un buon 20% - sostiene Musacci -. C’è una questione che riguarda i giovani, difficile che in un panificio ne entri uno e chieda la coppia, anche per una questione di costi; magari è un universitario pugliese e per lui è inconcepibile spendere non poco».
Prezzi. I commercianti giustificano i prezzi, non proprio a buon mercato, del pane tipico locale con gli alti costi di produzione. «La coppia – osserva Perdonati - ha un tempo di panificazione molto alto. Oggi si punta sulla chimica e sulle macchine, io invece la faccio a mano come cento anni fa, rigorosamente con il lievito madre che si usa per fare la pasta dura, e la manodopera costa». Secondo Trombini va messo in conto la lavorazione in notturna, poi aggiunge che «non va messo sullo stesso piano il pane, con il latte e con il caffè, che poi sta sui 30-35 euro al chilo; di pane non se ne mangia un chilo ma 60-80 grammi al giorno, quindi la spesa complessiva non è così elevata in proporzione». «La coppia – spiega Musacci – nelle sue varie declinazioni è il 50% del tipo di pane che vendiamo: è un prodotto di qualità che ha costi necessariamente importanti».
Fabio Terminali
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
