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«Anche noi abbiamo paura. Ma niente scorte sui treni»

«Anche noi abbiamo paura. Ma niente scorte sui treni»

Addetti preoccupati dopo l’aggressione di un capotreno con un machete: di notte il momento più difficile: un problema non avere la Polfer 24 ore su 24

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«L'aggressione al capotreno con un machete resta un gesto estremo. Il fatto è di certo impressionante ma quelle che ci preoccupano maggiormente, sono le difficoltà quotidiane con le quali siamo costretti a scontrarci durante il nostro lavoro». Sono circa le 11 del mattino e la stazione di Ferrara è un crocevia di persone.

I treni vanno e vengono, le persone vanno di fretta,alcuni corrono verso il proprio vagone, altri scendono dalle carrozze e altri ancora aspettano seduti il prossimo treno. Al binario 1 incontriamo tre capitreno e davanti al drammatico episodio di Milano non hanno molto da dire, perché «ci si resta male», spiegano rammaricati. «Le aggressioni fisiche o verbali nei confronti dei capitreno - dicono con amarezza - sono purtroppo realtà giornaliera. Come fare affinché la situazione migliori? Non lo sappiamo. Negli ultimi giorni se ne sono sentite tante, tra cui avere “la scorta” armata a bordo o evitare di fare controlleria in certe fasce orarie. Ma secondo noi non sono le risposte giuste. Si dovrebbero adottare delle misure “deterrenti”, utili a limitare i danni».

Purtroppo si può dire addio a Ferrara “come isola felice” perché difficoltà e situazioni borderline corrono anche su questi binari.

«Tra gli orari più difficili c'è senza dubbio l'ultimo Bologna, che arriva in stazione a mezzanotte e mezza. Spesso - raccontano - capita di trovare a bordo persone non solo sprovviste di titolo di viaggio, ma anche in condizioni psicofisiche alterate». «Di ubriachi e drogati se ne vedono tanti e a volte si arrabbiano pure, perché, giunti al capolinea, gli diciamo che devono scendere dal treno. Vorrebbero rimanere in carrozza a dormire! È capitato, per esempio, che l'insistenza di certi passeggeri ha reso necessario l'intervento dei carabinieri! Non avere la Polfer in servizio 24 ore su 24 è un problema, con la loro presenza in stazione anche in orari notturni ci sentiremmo più sicuri».

Parlano, raccontano le loro giornate, gli addetti ai lavori, spiegano quanto sia difficile svolgere al meglio il proprio mestiere e come la situazione, soprattutto negli ultimi anni, sia andata deteriorando e peggiorando. «Nelle tratte con maggiori pendolari è più facile incontrare i “furbetti” che viaggiano senza biglietto. In alcuni casi il passeggero dovrebbe scendere ma per convincerlo, occorrono almeno 6 o 7 minuti e gli altri viaggiatori si spazientiscono perché poi si arriva in ritardo e se la prendono con noi!».

Di vicende all'ordine del giorno ce ne sono tante e quello che continuano a chiedere i lavoratori è una tutela e un rispetto maggiore. Richieste dovute alle quali si fatica a trovare risposte concrete.

Samuele Govoni

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