I profughi sono 387 Il tetto ferrarese è 400
Ma se gli sbarchi proseguiranno ad alti ritmi il limite potrà essere innalzato Costo annuo 5 milioni: i fondi sono ministeriali. In 50 al lavoro con Camelot
Sono arrivati a quota 387 i profughi ospitati in provincia sulla base del piano di accoglienza gestito dall’Asp per conto della prefettura. Un numero in crescita: a fine aprile se ne contavano 352. Non si hanno notizia di ulteriori arrivi imminenti, anzi la certezza è che “siamo ormai vicini al limite”, come sottolinea l’assessore Chiara Sapigni, visto che è di 400 persone la soglia prevista dagli accordi istituzionali, peraltro aggiornabile e incrementabile se gli sbarchi dovessero continuare in estate con i ritmi delle scorse settimane. Il punto della situazione è stato fatto durante la presentazione della Giornata mondiale del rifugiato indetta dall’Onu per il 20 giugno.
“E’ l’occasione per capire meglio un fenomeno che genera, a livello mediatico, opposizioni e contrapposizioni di diritti che non ci dovrebbero essere: non è vero che privilegiamo i richiedenti asilo e ci dimentichiamo degli altri. Operiamo secondo l’articolo 10 della Costituzione, che prevede la protezione di chi ci chiede di essere protetto”, sostiene la Sapigni. Tempo ne è passato dal primo intervento di accoglienza, anno 2006: appena venti immigrati cui venne trovata un’abitazione e un singolo progetto attivato. Oggi le dimensioni sono decisamente differenti. Tanto che sarà a breve aperto un hub temporaneo di accoglienza profughi a Pontelagoscuro, nella zona industriale tra Semeraro e l’ex Tre Stelle. I migranti provenienti da Bologna, in attesa di essere assegnati in maniera più duratura ad altri alloggi, saranno ospitati in una ventina di mini appartamenti, per un totale di 57 posti.
Ma a quanto ammontano i costi per la prima accoglienza e le attività connesse di supporto e inserimento sociale? “Su base annua – dice il direttore dell’Asp, Maurizio Pesci – siamo sui cinque milioni e 110mila euro. Fondi interamente ministeriali, va detto, nulla viene aggiunto da parte delle istituzioni locali. Mentre sono una trentina sul territorio le strutture in cui vivono gli immigrati, singole abitazioni o residenze comunitarie, ”. I Comuni a loro volta si appoggiano, passando tramite bandi pubblici, sulle realtà dall’esperienza rodata in questo campo. La cooperativa Camelot era già operativa, in quel 2006. “Oggi – spiega Anna Baldoni – lavorano con noi cinquanta persone, di norma sotto i 35 anni, con contratti da dipendente: sono operatori sociali, psicologi, laureati in giurisprudenza. La Giornata del rifugiato per noi è una festa, anche se visti gli ultimi eventi non può più essere definita tale”. La Città del Ragazzo, da decenni specializzata nella formazione professionale, ha in parte aggiornato il suo profilo e messo a disposizione alloggi per 24 persone. “Sono persone coinvolte in attività di volontariato, anche all’esterno, e in tirocini formativi per acquisire competenze spendibili in futuro”, racconta Giuseppe Sarti.
Se la parola accoglienza ha un volto dalle nostre parti non può che essere quella di don Domenico Bedin. “Siamo a un tornante della storia – afferma l’animatore dell’associazione Viale K – in cui vanno fatte scelte importanti. Secondo me noi siamo dalla parte giusta, siamo quelli che pensano a un mondo tendenzialmente senza frontiere e che si muovono cercando di superare le paure che attanagliano qualche parte culturale e politica”. L’assessore Sapigni conclude con un appello: “Le esperienze di accoglienza sul territorio sono positive e la gente, fuori dai luoghi comuni, stanno rispondendo bene. Sarebbe bene che tutti i Comuni della provincia dessero disponibilità al piano; se tutti si muovessero come noi, casi come quelli della stazione di Milano non esisterebbero e non ce ne accorgeremmo o quasi della presenza dei migranti”.
Fabio Terminali
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