Corelli: invito i colleghi cuochi a lasciare l’Expo
Per lo chef ferrarese la rassegna è solo un salvadanaio per l’industria alimentare
FERRARA
«Invito i cuochi a venire via dall’Expo, un salvadanaio per la politica e l’industria alimentare, vi sfruttano e non vi pagano». Una frase postata ieri su Facebook dal noto chef ferrarese Igles Corelli ora trasferito in Toscana (un mese fa ha inaugurato il nuovo ristorante Atman a Lamporecchio in provincia di Pistoia nella stupenda villa Serbelloni) che ha fatto molto rumore. Un discorso che merita un approfondimento.
«Mi hanno telefonato e inviato sms in tanti e i soci Uir (Unione Italiana Ristoratori) mi hanno dato ragione. Premetto che il messaggio dell’Expo è buono ma non stanno mettendo in pratica quello che dicono. Ci si è preoccupati del contenitore ma non del contenuto. Certo ci sono delle belle architetture, ma il motivo dell’Expo era un altro ovvero salvare il pianeta dalla fame, non arricchire i politici e l'industria alimentare ma salvaguardare i contadini. Il transgenico va combattuto. Due mesi fa assieme ad altri colleghi con il ministro delle Risorse Agricole Martina nel corso del primo Forum della cucina italiana abbiamo discusso di alcuni punti fondamentali per il settore: dalla formazione scolastica al rapporto con la pubblica amministrazione, dal tema del lavoro a quello dell’internazionalizzazione e della tracciabilità dei prodotti sia all’interno dei confini italiani che all’estero. Abbiamo talenti straordinari, dobbiamo valorizzarli meglio e far sì che diventino ancora di più ambasciatori anche della nostra agricoltura. È stato detto al ministro che se la ristorazione non entra al centro della filiera non potranno valorizzare adeguatamente i prodotti. Temi che affronterò ancora il 5 agosto quando all’Expo andrò a parlare di cucina circolare. Il cibo è il secondo motivo per il quale i turisti stranieri vengono in Italia ed il ristorante deve essere posto al centro della filiera. All’Expo dove sono i casari, i piccoli contadini? È un’occasione buttata via, e davanti al degrado mi viene voglia di sfogarmi». (m.bar.)
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