Le 12 cose che i ferraresi non sopportano
Piatti, strade, meteo, vicinato... Segnalate altri casi di “avversione” sulla Nuova online o sulla nostra pagina Facebook
Diciamocelo. Se una città e il suo territorio sono legati alle tradizioni, sono uniti da una serie di elementi identitari e hanno carattere, per forza possono essere ruvidi. Cioè perdere la pazienza. Ci sono alcune cose e situazioni che fanno andare in bestia gli indigeni. Abbiamo provato a cercare, individuare e interpretare queste cose e situazioni e ne abbiamo costruito una galleria. Le dodici cose che i ferraresi non sopportano, da quelle più paradossali a quelle maggiormente insospettabili. È il caso della nebbia, dentro la quale i ferraresi nascono e crescono, ma è così matrigna da essere odiata in maniera meteo-viscerale. È il caso del cibo tipico (quello che marchia il buon vivere locale) che gli indigeni non sopportano vanga scambiato di nome e contenuto. Bastino gli esempi dell’insopportabile equivoco geografico e di farcitura fra tortellini e cappelletti; oppure quello fra i cappellacci nostrani e i tortelli di zucca mantovani che sono universi assolutamente incompatibili e non confrontabili. Ma fra le intolleranze dei ferraresi vanno presi in considerazioni anche alcuni tic del tutto autoctoni. La coda sulla superstrada per raggiungere o lasciare i sette Lidi è ad esempio la bestia nera collettiva che arrovella e mette in ansia gli automobilisti e i trasportati. Interessante e tutta da analizzare l’impazienza dei ferraresi perché inizino i lavori di ripristino di una strada (ad esempio) e l’immediata impazienza di transitare quando i lavori sono finalmente in corso. Sulla Nuova online e la nostra pagina Facebook potete aggiungere altri casi di insopportabilità. Saranno segnalati.
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