«Sono scappato da morte sicura»
Storia di Amahdi: mia madre mi ha detto vattene via, i talebani avevano già ucciso il papà e il nonno
Amahdi Aliaqa ha 19 anni, e viene dall’Afganistan. E' nato a Ghazni, un paese vicino alla città di Kabul ed è un bel ragazzo i cui tratti somatici, i capelli lunghi a baschetto, un codino e gli occhi a mandola, ricordano la popolazione della Mongolia. Conosce pochissime parole della nostra lingua, nonostante abbia frequentato il corso di italiano e per raccontarci la sua storia ha bisogno di un interprete; un afgano come lui che è a Ferrara dal 2008 ed è riuscito a ricongiungersi con la moglie e i due figli solo dopo cinque anni, grazie a don Domenico Bedin.
Perchè sei andato via dall’Afganistan? .
«Sono scappato nel 2012 - racconta Amahdi - senza sapere dove sarei andato, spinto solo dalla speranza di salvarmi la vita. Vivevo con la mamma, due fratelli e una sorella più piccoli perchè sia mio nonno, che comandava le milizie Scinti, che mio padre erano stati catturati e uccisi dai talebani.Mi attendeva lo stesso destino e l'ho capito quando un giorno andando nel paese vicino a fare la spesa fui catturato insieme ad altri ragazzi e portato in montagna dove sono rimasto per un giorno finchè non arrivò l'esercito e durante una guerriglia riuscii a scappare, ma altri prigionieri furono uccisi. Tornato a casa mia madre decise che dovevo andarmene via e così ho fatto».
Come tutti coloro che affrontano questa incredibile avventura anche Amahdi dovette anticipare 12 mila dollari ad una organizzazione che comunque non garantisce né i tempi della fuga né il luogo della destinazione ultima.
Un po' a piedi e un po' con mezzi di fortuna è arrivato prima in Iran dove è rimasto per 10 mesi, poi è passato in Turchia per un altro mese, forse il più difficile per i luoghi impervi e rocciosi dove lo avevano portato, quindi in Grecia ancora per un altro mese e mezzo e in Macedonia, Ungheria, Austria, Germania e finalmente in Italia. «Ero partito nel dicembre del 2012 e sono arrivato a Milano il 30 giugno 2014».
La tua mèta, però non era Ferrara.
«No, cercavo solo un paese sicuro e mi sembra proprio di averlo trovato qui a Ferrara. Alla Casona sto bene, mi piace anche la cucina ferrarese, specie la pastasciutta con il pomodoro e la pizza; non vorrei più tornare in Afganistan, il mio obiettivo è ottenere il permesso di soggiorno, trovare un lavoro e far arrivare qui mia madre e i miei fratelli, perché anche loro crescendo saranno in pericolo di vita».
Cosa ti manca di più ?
Sospira e poi sussurra: «La mia famiglia di cui non ho notizie da moltissimo tempo».
Margherita Goberti
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