Vitellio e la sicurezza «È parola di sinistra non la lascio a Fabbri»
Il segretario del Pd boccia le ronde promosse dalla Lega «Polso fermo con chi, italiano o straniero, infrange la legge»
«Il centrosinistra deve cambiare per forza, non perché cambia il segretario ma perché siamo al governo: abbiamo una responsabilità storica, a tutti i livelli». C’era Luigi Vitellio, intervistato dalla stampa locale, ieri pomeriggio al centro dell’incontro organizzato dal think tank Pluralismo e dissenso di Mario Zamorani. Il segretario provinciale del Pd delinea un partito “riformista e progressista”, capace di mettere in campo una necessaria “radicalità delle riforme e le alleanze che ci consentano di farle”. Appello indirizzato in particolare al mondo moderato visto che, sostiene Vitellio, «alla sinistra del Pd non vedo niente: fuori di noi non c’è Landini, ma solo Salvini». Proprio nei confronti della Lega e delle destre arrivano le parole più dure, sui temi dell’immigrazione. Bocciata la proposta di Alan Fabbri sugli osservatori formati da cittadini in zona Gad sul modello Bondeno («la politica deve saper fare comunità, non osservarla»), resta l’idea che «sicurezza è parola di sinistra: in consiglio vedo un’opposizione che parla sempre di migranti con tono accusatorio, dando la colpa di tutti i mali ai deboli che non hanno voce. Sono però stanco di sentire che il Pd sopporta l’illegalità in città – aggiunge Vitellio -, noi siamo e saremo quelli col polso fermo nei confronti di chi infrange la legge, di qualsiasi nazionalità essi siano». Solidarietà piena a don Domenico Bedin attaccato dalla Lega Nord: «E credo che il Pd sia stato lasciato solo al suo fianco, anche da chi si pretende di sinistra; dobbiamo dire che le parole di Salvini e Fabbri sono gravi e da condannare». L’azione della sinistra è innanzitutto la lotta alla povertà in forme nuove, “noi siamo stati i primi, parlando di Jobs Act, che hanno cominciato a occuparsi dei precari dando loro speranze. E dobbiamo sollecitare gli altri a cambiare come stiamo facendo noi, anche la Cgil».
Quanto alla forma partito e a Renzi, per il successore di Calvano, «serve una struttura che non soffochi come partito del leader perché deve durare anche dopo, in grado a livello locale di stimolare l’attività amministrativa e di agire da “cuscinetto” dove i mal di pancia possano essere espressi e le diverse voci possano essere recuperate, consentendo comunque sempre alla maggioranza di portare avanti le decisioni collettive». Primarie ma non solo, secondo Vitellio, «penso a una classe dirigente che sappia fare selezione al proprio interno, anche se non c’è una scuola di formazione che formi intelligenze e competenze; le differenze interne si fanno sulle idee, altrimenti il partito è solo uno strumento di potere». Annunciata la partenza a breve di un fondo di solidarietà, creato coi versamenti dalle indennità di amministratori e parlamentari, a sostegno delle dipendenti del Pd provinciale tuttora in cassa integrazione. Dopo la sconfitta a Bondeno («dove però siamo riusciti a creare un nuovo gruppo dirigente», rimarca il segretario), si guarda alle elezioni del 2016: «Ci stiamo attrezzando, valuteremo l’operato dei sindaci uscenti dove ci sono, pronti per vincere in tutti i Comuni».
Fabio Terminali
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