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Fi: stop alla nomina del direttore

Fi: stop alla nomina del direttore

«Paramucchi non ha i requisiti per ricoprire quell’incarico»

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Il Comune ha pubblicato un bando per la selezione di un nuovo direttore generale per la Holding Ferrara Servizi, visto che l’incarico annuale attribuito dal sindaco Tagliani a Paolo Paramucchi è in scadenza. A contestare l’operazione è Forza Italia, che presenta un’interrogazione urgente da discutere in consiglio il 29 giugno e valuta un esposto a Corte dei Conti e Autorità nazionale anticorruzione, ravvisandone profili di illegittimità. «Tagliani – spiegano i consiglieri Vittorio Anselmi, Matteo Fornasini, Paola Peruffo e Giampaolo Zardi – un anno fa giustificò la nomina di Paramucchi con il fatto che l’amministratore unico Francesco Badia dovesse essere affiancato per farsi la necessaria esperienza. Ora questo periodo è passato e il sindaco smentisce se stesso assegnando un nuovo incarico quadriennale. Va sospeso tutto: il risparmio di 320mila euro, l’indennità lorda del dg per i quattro anni, sia destinato alla riduzione delle tasse, di recente aumentate».

Nei contenuti del bando i forzisti ravvisano quelle che definiscono “stranezze”. Non si prevede il requisito della laurea per ricoprire il ruolo di direttore, bensì è sufficiente il diploma di scuola secondaria (si fa notare che Paramucchi non è laureato); vengono poi richiesti tre anni di precedente esperienza amministrativa. Per i consiglieri d’opposizione sono condizioni insoddisfacenti e non in linea con il decreto legislativo 165/2001, che per poter accedere alla dirigenza all’interno di enti locali impone la laurea e cinque anni già passati ai vertici degli uffici pubblici. «Particolari peraltro recepiti dal Regolamento comunale per l’attuazione dei servizi, mentre il bando dice altro. E la Holding, al 100% partecipata dal Comune, è da considerarsi a tutti gli effetti pubblica», nota Fi, che osserva come il ruolo di direttore generale non sia nemmeno contemplato dallo statuto della Holding. «Avevamo aperto una linea di credito dopo la nomina di Badia e l’eliminazione del Cda; ora però – concludono gli esponenti del partito di Berlusconi - Tagliani deve spiegare tutto in consiglio e auspichiamo che il presidente Calò non gli lasci l’ultima parola, spesso espressa in modo arrogante».

Fabio Terminali

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