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Comacchio, Simoni: «La libreria Rizzati chiude nel silenzio»

Comacchio, Simoni: «La libreria Rizzati chiude nel silenzio»

Il ricordo dello scrittore comacchiese: sono cresciuto con l’odore intenso di carta

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COMACCHIO. La storica libreria Rizzati, in centro a Comacchio, chiuderà. E lo scrittore Marcello Simoni vuole fare un regalo. Con un racconto «Fu lì che comprai il mio primo compasso. Il ricordo è vago, avvolto nelle nebbie dell’infanzia, ma conservo bene l’immagine di quel libraio alto, magro, con un cespuglio di capelli folti e arruffati. Di primo acchito lo giudicai burbero e ne fui un po’ intimidito – o forse lo fui dall’ambiente della libreria, che avvolgendomi con la sua penombra mi trasmetteva le sensazioni di un territorio inesplorato – poi l’attenzione ricadde sul piccolo oggetto metallico che ero venuto ad acquistare per svolgere gli esercizi di geometria e sull’odore intenso di carta stampata che permeava da ogni angolo e scaffale. Pensandoci ora sembra una scena tratta da un romanzo di Harry Potter, ma nonostante sia certo di spartire un simile ricordo con moltissimi ragazzini – oggi adulti – del paese in cui continuo a vivere, ne percepisco ancora la magia. Con il tempo ho imparato ad amare quell’odore di carta stampata e l’ermetico silenzio dei libri che riposano sugli scaffali, al punto da andare spesso alla ricerca, ovunque mi trovi, di ambienti in grado di restituire simili sensazioni. Tuttavia alla libreria di Marino Rizzati e della moglie Grazia è legata la mia infanzia, ed è qui che ho maturato la consapevolezza di come certi luoghi assumano nelle comunità di provincia un valore preziosissimo, poiché capaci in un certo qual modo di caratterizzarle, conferendo un accento particolare alla loro storia, giorno dopo giorno, entrando sottovoce nella vita di ognuno di noi. Scoprii inoltre che quello era un rifugio abituale di mio zio Leo Simoni. Con il senno di poi, credo che la libreria Rizzati sia stato per lui uno dei pochi luoghi di Comacchio in cui abbia potuto “respirare” e sentirsi compreso. Leo del resto non era come me. Non lottava contro il mondo ma contro se stesso, e forse per questa ragione ha avuto bisogno di persone amiche che ne comprendessero il valore e ne amassero il ricordo. Di ciò, soprattutto, mi sento debitore nei confronti di Marino e Grazia, ed è alla luce di simile riconoscenza che ogni momento trascorso insieme a loro, fra le pareti della loro libreria a parlare e a presentare libri (spesso miei), ha acquisito un crescente valore. È quindi anche un pezzo di storia mia, personale, insieme a quella di Comacchio, che se ne va in questo mese di giugno. Un giugno silenzioso in cui nessuno ne parla e fa commenti. Ciò mette ancora più tristezza. Poiché è proprio nel silenzio – quello dell’ignoranza e dell’indifferenza – che poco a poco, senza che nessuno se ne accorga, la memoria delle comunità di provincia svanisce nel nulla».

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