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Truffe e inchieste, controlli sui 'furbetti' del dopo terremoto a Ferrara

di Daniele Predieri
Truffe e inchieste, controlli sui 'furbetti' del dopo terremoto a Ferrara

Le indagini di procura e finanza: le verifiche in corso sulle aziende sono di tre tipi, su infrastrutture, danni ai macchinari e perdite di magazzino

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FERRARA. E’ la prima truffa del dopo terremoto scoperta a Ferrara. E potrebbe non esser l’unica visto che la Guardia di finanza ha attivato da tempo tutta una serie di controlli e verifiche sui fondi della ricostruzione, concessi agli imprenditori che hanno subito danni nel sisma del maggio 2012.

Verifiche mirate su tutto. Si tratta di una vasta campagna di controlli su aziende e imprenditori, un monitoraggio mirato e non a campione che le Fiamme gialle ferraresi stanno conducendo da mesi. Il primo risultato, come ricordiamo, è stato annunciato la settimana scorsa con il sequestro cautelativo dei beni di un imprenditore ora indagato per truffa aggravata, sequestro chiesto e ottenuto dalla procura di Ferrara che sta indagando sul caso del titolare di un’azienda di Sant’Agostino: secondo l’accusa l’imprenditore ha percepito senza diritto 600mila euro di oltre 1 milione di euro di contributi che gli erano stati attribuiti per la ricostruzione post-sisma.

Metà dei fondi era regolare. Poichè, come è stato accertato, solo una parte, meno della metà della somma, era effettivamente servita alla ricostruzione reale della ditta. Perché i lavori indicati nella domanda per l'ottenimento dei fondi erano - per la parte ‘truffaldina’ - del tutto inesistenti, così come era una ditta fantasma l'impresa edile che li avrebbe realizzati.

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Una truffa realizzata con un giro di lavori gonfiati, fatture false e domande illegittime che hanno scoperto gli ispettori della Finanza, mentre la procura (procuratore Bruno Cherchi e sostituto Nicola Proto) ha ottenuto dal giudice i provvedimenti giudiziari per bloccare quanto percepito con la truffa.

Beni coi sigilli del giudice. Da qui il sequestro di 250mila euro dei beni dell’imprenditore e altri 300 mila euro di beni bloccati.

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Tre tipi di accertamenti. Gli accertamenti in corso debbono verificare tre diversi tipologie di contributi: quello richiesto per le infrastrutture edilizie (ricostruzione capannoni crollati o lesionati), per i danni ai macchinari (l’acquisto di nuovi) e le perdite di magazzino (la produzione persa per il terremoto). Il caso emerso in questi giorni riguarda la prima tipologia. Una parte dei lavori edili, l’imprenditore li ha fatti eseguire in regola, con una ditta seria e pulita.

La banda di 5 persone. Poi ha pensato bene di lucrare sulla sua situazione di terremotato: in gruppo, visto che la truffa è contestata a 5 persone, in concorso. Con l’aiuto di una seconda persona, (un procacciatore di fatture false e prestanome) ha inventato il trucco: le altre tre persone erano i prestanome delle ditte false che emettevano fatture, usate dalla ditta di Sant’Agostino per gonfiare le spese e chiedere i contributi.

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