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«Attaccati al potere fino all’ultimo»

«Attaccati al potere fino all’ultimo»

Maggioranza dura con la minoranza uscita facendo rinviare l’insediamento del governo

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CENTO. «Attaccamento al potere, fino all’ultimo, in ogni modo. La volontà di non dare ad altri, legittimati dai numeri, una possibilità di cambiare. E tutto ciò a dispetto delle reali esigenze dell’ente che siamo stati tutti chiamati a governare dopo mesi di immobilismo causato dalle incapacità del governo uscente». Parole dure, quelle che lancia la nuova maggioranza in consiglio della Partecipanza Agraria di Cento.

Una presa di posizione netta, presa dagli undici consiglieri di maggioranza contro la decisione della minoranza di uscire lunedì sera dall'assemblea, facendo così rinviare di 8 giorni l'insediamento del governo. La mancanza del numero legale, non ha permesso poi nemmeno l'elezione di presidente e magistratura. «In questa occasione – scrivono gli undici di maggioranza - si sarebbe dovuto dare il via a una nuova stagione, con l’elezione del nuovo presidente», già indicato nel nuovo consigliere Aproniano Tassinari. E invece, riferiscono «cosa hanno fatto le ex maggioranze, ora minoranze? Flavio Draghetti, Valter Balboni, Fausto Gallerani, Vasco Fortini, Sauro Bregoli e Tiziano Pirani (assente Fabrizio Balboni, ndr.), sono usciti dall'aula e hanno fatto venire meno il numero legale dei due terzi».

La decisione dei 6 consiglieri d'opposizione ha così obbligato il consigliere anziano Bruno Casoni, che aveva il compito di insediare il nuovo governo, a chiudere la seduta di consiglio rimandando il tutto alla settimana prossima, il 30 giugno. «Complimenti – proseguono gli undici - Questi signori hanno già dimenticato che a causa loro l’ente, con la bocciatura del bilancio di previsione 2015, è di fatto ingessato. E ora con il loro atteggiamento irresponsabile hanno ulteriormente ritardato la ripresa delle attività aggiungendo un nuovo danno a quello già fatto in dicembre. Rifiutando le dimissioni prima, e la sconfitta oggi, dimostrano di non avere nessun interesse per l’ente che dovrebbero rappresentare».