L’assessore si scusa: spiacevole sbaglio
Nazionalità accanto ai bimbi ammessi: «Quella lista era per uso interno, è stato un errore in buona fede»
Si scusa doverosamente l’assessore comunale Annalisa Felletti, si scusa volontariamente il capogruppo del Pd Luigi Vitellio. È stata la giornata della pubblica ammenda, quella di ieri, dopo lo svarione della lista dei bambini ammessi ai Centri ricreativi estivi, con tanto di nazionalità vicino a ciascun nome, esposta nell’atrio del nido Neruda. L’assessore Felletti sgombra subito il campo da illazioni e dietrologie: nessun nesso tra nazionalità e posizione in graduatoria, nessuna discriminazione: «È stato un errore in buona fede, seppure spiacevole». Quel cartellone, spiega, non doveva nemmeno essere mostrato, era a uso interno e l’informazione sul Paese di provenienza dei bambini serviva a organizzare le sezioni sulla base della presenza di mediatori culturali o linguistici. La necessità di esporlo era nata dalla difficoltà di alcune famiglie di consultare la lista sul sito del Comune. Solo che - e qui l’errore - anziché mostrare la stampata della versione online, sotto gli occhi dei genitori è finito il modello a uso interno.
«Nessuna volontà di discriminare i bambini provenienti da famiglie di diverse nazionalità nei Cri, ma la volontà di venire incontro alle richieste delle famiglie». Fin dalla scorsa settimana, ribadisce, «molti genitori chiedevano alle insegnanti informazioni circa l’accoglienza dei loro bambini nei Centri ricreativi Infanzia». Il desiderio di agevolare quei genitori che non riuscivano a compiere la verifica online per la mancanza di collegamento internet ha portato all’involontario “pasticciaccio”: «Le insegnanti hanno chiesto alla coordinatrice di mettere a disposizione di tutti l’elenco dei bambini accolti al Servizio estivo». Ma perché in quella lista, seppure destinata a un uso interno, era specificata anche la nazionalità dei piccoli? Così risponde Felletti nella nota: «L’elenco in possesso dell’ufficio di Coordinamento, contiene elementi utili alla formazione delle sezioni (età, nido/scuola dell’infanzia di provenienza, nazionalità). Quest’ultima informazione risulta utile in quanto viene valutata la necessità di intervento di mediatori culturali/linguistici per favorire l’inserimento di tutti i bambini nei centri estivi».
Quindi, «nessun nesso tra la nazionalità e il punteggio in graduatoria, né nessuna volontà discriminatoria, proprio nei Servizi educativi comunali nei quali al contrario l’inclusione di tutti i bambini è al centro del progetto pedagogico».
Poi le scuse: «Ciò che è accaduto alla Scuola Neruda è stato un errore, seppure in buona fede, particolarmente spiacevole: la nazionalità non incide e non deve incidere in nessun modo sulla possibilità di tutte le bambine d i bambini della nostra Città, di accedere alle nostre scuole. Ci scusiamo quindi per l'accaduto - conclude l’assessore dando appuntamento alle famiglie dei bimbi accolti sabato prossimo alle 11 al Neruda e alle 11 al Costa - , ribadendo nuovamente come per noi la scuola debba essere per tutti uno straordinario laboratorio di integrazione».
Potrebbe essere l’occasione per un dibattito che Facebook ha già ampiamente anticipato, tra alcuni “Embè, dov’è il problema?” (“Io non so cosa c'è da meravigliarsi anche le insegnanti devono essere al corrente della classe in cui dovranno insegnare”; “a me non darebbe fastidio”.) , invocazioni al diritto alla privacy (“Questi dati si tengono riservati”), tirate d’orecchi (“Sempre la solita leggerezza!” e inviti alla fratellanza: “Ci vuole buon senso e soprattutto voglia di integrazione. I nostri figli sono tutti uguali, siamo noi adulti che abbiamo un mucchio di limiti”.
