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«Qui bisogna ridurre costi e posti letto»

«Qui bisogna ridurre costi e posti letto»

L’assessore regionale Venturi: patto col Veneto per contenere la fuga dei pazienti. E sul caso Comacchio: stop occupazione

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«I bilanci della sanità a Ferrara? Insomma...». L’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Sergio Venturi, accenna una battuta tronca, poi risponde alla domanda. In provincia, in tempi di esami scolastici, scatta...il debito formativo. Ma le aspettative non sono pessimistiche. «Abbiamo cambiato i vertici dell’amministrazione sanitaria (i direttori generali delle aziende pubbliche, ndr) sia a Bologna che a Ferrara - ricorda l’assessore regionale - Le aziende canaglia, come venivano chiamate in passato, non devono più essere tali».

Venturi ieri mattina era ospite e relatore, a Palazzo Bonacossi, del convegno Cgil dedicato alla “Sanità e sociale”. Per lui dalla nomina (dicembre 2014) era la seconda visita a Ferrara.

«La volta precedente - precisa - sono venuto a parlare con sindaco e rettore prima di procedere alle nomine dei direttori generali (tra cui Tiziano Carradori al Sant’Anna e Paola Bardasi all’Asl, ndr). Una situazione impegnativa ma il risultato complessivo è stato molto soddisfacente. A Ferrara - osserva - è al lavoro una squadra affiatata, ma sia a Bologna che in questa provincia c’è ancora da lavorare sui conti. Bisogna superare il vecchio cliché delle aziende canaglia, quelle - erano quattro - che sottraevano risorse a tutti i territori a causa dei loro bilanci in perdita costringendo gli altri a fare ulteriori sacrifici. Adesso dobbiamo passare a una nuova fase».

Quali interventi state mettendo a punto per rimettere ordine nei conti delle aziende non “allineate”?

«Rivedremo in parte i criteri di finanziamento per tenere in considerazione la perdita di abitanti che si concentra in alcuni territori, e Ferrara è una delle province svantaggiate. Ma è chiaro che non sarà sufficiente. Una delle sfide principali sarà ridimensionare la burocrazia negli ospedali e nelle Asl riorganizzando le funzioni di supporto, eliminare i doppioni, evitare in particolare di spendere soldi dove i cittadini non ottengono benefici e intervenire sugli ambiti che non hanno un impatto diretto sui servizi erogati. Poi c’è la grande partita dell’integrazione, la condivisione di funzioni, laddove è possibile, fra le aziende sanitarie del territorio. I direttori generali hanno un mandato specifico».

La concentrazione di servizi in Area Vasta (che riunisce Ferrara, Imola e Bologna) ha prodotto un nutrito dibattito e suscitato apprensioni.

«Da quando ci sono io Ferrara ci ha guadagnato. Avete il coordinatore dell’Area Vasta, che è Tiziano Carradori, nell’incarico di direttore generale del Sant’Anna e sarete il riferimento dello screening sull’Hpv (papilloma virus, responsabile del carcinoma al collo dell’utero, ndr). Nessuno ha intenzione di annettersi servizi a scapito di qualcun altro. Voglio però sottolineare una cosa: ogni territorio dovrà individuare le proprie eccellenze, solo così potranno essere adeguatamente valorizzate».

Anche quest’anno si prevede brutto tempo per le risorse destinate alla sanità.

«Dovremo cavarcela a parità di quote rispetto all’anno scorso e veniamo da un lungo periodo di tagli importanti. In più dovremo sostenere una spesa consistente come quella dei farmaci anti-epatite, stiamo parlando di un aggravio di costi di un centinaio di milioni di euro. La speranza è che vada meglio nel 2016, con un finanziamento in incremento».

Le liste d’attesa. Sono una priorità dichiarata, ma state finanziando un programma straordinario di riduzione che dovrebbe esaurirsi entro l’anno in corso.

«Ferrara in questo campo si è mossa meglio di tutte le altre province. Questo dimostra che le liste d’attesa non sono un male incurabile, in pratica si può fare meglio».

I nostri pazienti, però, comprano nel Veneto 200mila visite ed esami all’anno.

«Il Veneto ha disdettato da tre anni gli accordi con l’Emilia Romagna. È una situazione da ridiscutere e non conviene solo all’Emilia Romagna ma anche al Veneto. Noi compriamo da loro tanta specialistica, dal Veneto però vengono in Emilia per i ricoveri. Bisogna mettersi attorno a un tavolo e fare un patto, raggiungere un accordo. E questo è un tema che si può allargare anche ad altri soggetti: il rapporto, ad esempio, con il privato-convenzionato. Stiamo negoziando con questa importante area dell’offerta sanitaria e speriamo di poter rivedere al ribasso le tariffe. Un discorso che si può estendere anche al Veneto».

Sui posti letto si annunciano altri tagli.

«Un decreto del ministero della Salute fissa il rapporto a 3.7 per mille, quindi dobbiamo attrezzarci (a Ferrara siamo attorno al 4 per mille, ndr)».

L’ospedale di Cona sconta ancora qualche difficoltà.

«Sì, c’è tanto lavoro da fare ma l’ospedale è partito. Bisogna guardare al futuro e chiudere i contenziosi aperti (recentemente il Sant’Anna è stato condannato a pagare circa 6 milioni di euro di risarcimento nella contesa giudiziaria con Prog.Este, ndr)».

A Comacchio c’è un’ala dell’ospedale occupata e il piano dell’Asl è fermo.

«In sei mesi si può fare tutto. Ma bisogna avere la disponibilità dell’immobile». (gi.ca.)