«Sono straniera e lavoro Quel posto è un mio diritto»
«Secondo me non serviva scrivere la nazionalità accanto al nome del bambino. Sinceramente non ne capisco il motivo». Così afferma Mouna Fadhli, di nazionalità tunisina, una delle mamme interpellate...
«Secondo me non serviva scrivere la nazionalità accanto al nome del bambino. Sinceramente non ne capisco il motivo». Così afferma Mouna Fadhli, di nazionalità tunisina, una delle mamme interpellate ieri davanti al Neruda, dove - almeno alle 8.30 del mattino, il cartello incriminato era ancora esposto. Amareggiata, Mouna continua dicendo che «siamo fortunati perché sono bambini piccoli che non sanno ancora leggere o scrivere, ma se fossero più grandi e perciò già capaci di leggere, potrebbero verificarsi episodi di razzismo. Inoltre mio figlio più grande è stato ammesso al Cri, quello piccolo no; alcune impiegate del Comune e alcune mamme mi hanno apostrofata dicendo che tanto noi mamme straniere non lavoriamo e non abbiamo bisogno di questi servizi e togliamo il posto ai figli delle mamme italiane che lavorano. Ma anche io lavoro e ho bisogno del Cri». Ma non tutti la pensano così a proposito del caso bambini "targati" nelle graduatorie per l'accesso al Cri, elenco che si trova al nido Neruda.
«Non ho fatto caso se fosse indicata la nazionalità accanto al nome – dice una mamma italiana - Mia figlia non è stata ammessa, ma ho visto che numerosi erano i nomi dei bambini stranieri, circa l'80%. Ora devo rivolgermi a una struttura privata perché sia io che mio marito lavoriamo, e dovremo spendere 100 euro a settimana». Secondo un'altra mamma, Annarita, «se indicare la nazionalità serve per attivare mediatori linguistici può essere una cosa positiva, altrimenti non vedo il motivo per cui esplicitare il Paese di origine».
Veronica Capucci
