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polemica sul verde

Ferrara, giù tutti i 300 alberi di via Mosconi

Ferrara, giù tutti i 300 alberi di via Mosconi

Motosega implacabile, ragioni di sicurezza per la linea ferroviaria. Gli abitanti protestano e chiedono vengano ripiantati

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FERRARA. Stanno cadendo uno alla volta, sotto i colpi della motosega. Alla fine saranno quasi trecento, gli alberi, belle conifere di origine americana, a rimanere sul terreno. Siamo in fondo a via monsignor Natale Mosconi, tra il Seminario arcivescovile e la ferrovia Ferrara-Codigoro. Da lunedì scorso gli addetti dell’Amsefc eseguono quanto ordinato dal Comune: zac, giù gli arbusti.

Furono piantati su suolo pubblico una trentina d’anni fa, per alleviare l’impatto del passaggio dei treni, dopo che nella zona erano state costruite delle palazzine. Tutto bene fino all’inverno scorso. «Dopo una forte tempesta – spiega Carlo Perdomi, residente nella via – Fer si è accorta che due alberi sono caduti sui binari. Per giustificare l’abbattimento ci si riferisce al decreto presidenziale 753 del 1980 che prescrive le cautele da soddisfare vicino alle sedi ferroviarie, compresa la distanza delle piante, che non può essere inferiore alla loro altezza raggiungibile più due metri».

Con il passare del tempo gli alberi sono cresciuti, le fronde hanno preso spazio. Il taglio è mirato a spazzar via eventuali ostacoli al passaggio dei vagoni. Per alcuni residenti, tuttavia, resta l’amaro in bocca e la perplessità. «E’ davvero un peccato – dice Perdomi, tra l’altro ex politico di lungo corso, in passato anche presidente della Provincia e dell’Acft – perché sui rami una miriade di uccelli ci faceva il nido, poi l’ambiente alberato ha accolto lepri, ricci, fagiani, anche oche. C’eravamo un po’ tutti affezionati, qui intorno». Insomma, una parte di habitat naturale che scompare da un giorno all’altro, senza alcun preavviso. Un punto su cui i residenti insistono. Chiedono spiegazioni, vogliono vederci chiaro, reclamano rimedi. «Intanto – prosegue Perdomi che ha scritto una lettera indirizzata al sindaco Tiziano Tagliani – non è mai stata fatta una verifica e una manutenzione degli alberi: due sono caduti, ma gli altri? Erano pericolanti? Comunque si è affrontato un repulisti generale senza prima fare un piano di sostituzione. Cosa vuol fare il Comune?».

La richiesta è quella di ripiantare nuove essenze, ovviamente a distanza regolamentare, e di piazzare pannelli fonoassorbenti in modo da attutire il rumore dei treni che peraltro sono vecchi motori diesel altamente inquinanti. Nel frattempo la motosega continua imperterrita il suo lavoro. E il cartello posizionato all’ingresso dell’area verde riporta un messaggio che suona beffardo: «Il parco è tuo. Difendilo».

Fabio Terminali