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Meno bus in provincia, autisti in rivolta

Meno bus in provincia, autisti in rivolta

Ieri adesione dell’85% allo sciopero Usb, il sindacato: Tper vuole lasciare ai privati un pezzo del servizio extraurbano del Ferrarese

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FERRARA

Ieri gli autobus a Ferrara e provincia, oltre che a Bologna, in pratica non hanno girato al di fuori degli orari garantiti per i pendolari, a causa di uno sciopero di 24 ore proclamato dalla sola Usb per l’intera Tper. L’adesione sul nostro territorio è stata altissima, l’85% secondo il sindacato di base, ed è solo l’inizio di un periodo molto “caldo” per il trasporto locale. «Stiamo già mettendo in cantiere un altro sciopero - preannuncia Leonardo Natali (Usb lavoro privato) - L’accordo di febbraio, siglato dagli altri sindacati, da Comune e Ami, ma non da noi, prevede infatti che Tper debba recuperare il deficit sul bacino di Ferrara, e per farlo sta già lavorando a trasferimenti ed esternalizzazioni che colpiscono i lavoratori e il servizio». Al momento risulta che 12 autisti abbiano accettato, da settembre, di trasferirsi a Bologna, e che sia stato chiuso il deposito di Santa Maria Codifiume, sulla linea per Molinella, con il conseguente spostamento di 2 addetti. Con queste misure, e considerando pure gli impegni dei Comuni di contribuire con 5 cent a chilometro “a salire” di 1 cent fino al 2019 (100mila euro Ferrara per la linea 6), Tper può dire di aver centrato poco meno della metà dell’obiettivo dichiarato nell’accordo di febbraio, cioè 2 milioni di euro equivalenti a 1 milione di chilometri.

È il resto? Qui cominciano i dolori per i ferraresi, a partire dagli autisti che un mese fa hanno bocciato a stragrande maggioranza la proposta dei sindacati confederali di aumentare di mezz’ora il loro nastro orario d’impiego, rispetto alle 12 ore attuali, per compensare i trasferimenti a Bologna che a regime, per l’azienda, dovrebbero essere 25. «Ci aspettiamo la cessione ai privati di una parte consistente del servizio extraurbano del Ferrarese, e le condizioni di lavoro dei privati non sono certo quelle del servizio pubblico» affonda i colpi Natali. Questo scenario trova sostanzialmente conferma, a partire proprio dalla linea per Molinella, nelle parole di Beppe Ruzziconi, amministratore di Ami, che il sindacato di base ha incontrato ieri mattina assieme all’assessore Aldo Modonesi: «L’azienda si è sempre tenuta aperta questa opzione, anche se non è scritta esplicitamente nell’accordo in quanto materia di trattativa sindacale. La proposta relativa al nastro orario è stata bocciata, quindi è verosimile che Tper vada avanti, tenendo conto delle azioni di risparmio e nuovi introiti già incamerati dal Comuni». È il servizio extraurbano a rischiare, con i suoi 6 milioni di chilometri l’anno, visto anche il confronto con Bologna: là hanno esternalizzato il 30% dei chilometri, qui solo il 10%.

C’è di più. A luglio partirà il confronto Ami-Tper sui “rami secchi” dell’extraurbano e le corse il parallelo con il treno, non tanto per tagliare altri chilometri ma «per spostarli sull’urbano, che ha subìto troppi tagli sulle frequenze e dà comunque risultati economici migliori - annota Ruzziconi - Nell’extraurbano ci sono invece molte corse a zero passeggeri, soprattutto nel Basso Ferrarese. Tutti i Comuni dovranno mantenere almeno un collegamento ma il servizio va riequilibrato». (s.c.)

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