«Collaborazioni: troppe incertezze con il Jobs Act»
Cavalcoli (Confagricoltura): sbagliato considerare i contratti a progetto non genuini. Posti di lavoro a rischio
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo sui contratti, non sarà più possibile stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa a progetto, mentre quelli in essere potranno proseguire fino al 31 dicembre. Dal 1° gennaio 2016, ai contratti di collaborazione che si «concreteranno» in prestazioni di lavoro continuative, «esclusivamente personali» e le cui modalità di esecuzione saranno organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro, si applicherà la disciplina del rapporto di lavoro subordinato. «Credo che la nuova normativa - afferma Paolo Cavalcoli, direttore di Confagricoltura Ferrara - a mio avviso poco chiara e soggetta a diverse interpretazioni, porti con sé un equivoco di fondo, ovvero che tutti (o quantomeno la stragrande maggioranza) i contratti di CoCoPro non siano veritieri. Io sostengo che così non sia. L'impianto giuridico che nel 2003 introdusse le CoCoPro si poneva quale obiettivo, il parziale superamento delle Collaborazioni Coordinate e Continuative, ritenendo che queste troppo facilmente si prestassero all'occultamento di prestazioni a carattere subordinato. Vennero pertanto introdotti particolari elementi che avrebbero dovuto caratterizzare le CoCoPro, come l'esistenza di un progetto o programma o fasi di esso, l'autonomia del collaboratore, il coordinamento con il committente, la durata del rapporto che doveva essere determinata o determinabile, l'assenza di un vincolo di subordinazione. Il tutto nero su bianco. Progressivamente, rispetto alla situazione di totale deregulation delle CoCoCo, vennero introdotte tutele in favore del collaboratore parasubordinato, come ad esempio le indennità di malattia e di maternità».
«Ora questa tipologia contrattuale, la cui genuinità è anche facilmente verificabile, verrà abrogata da una norma del Jobs act - prosegue Cavalcoli - che ricondurrà le collaborazioni, con alcune eccezioni (lavoratori iscritti ad albi professionali, settori regolamentati da accordi collettivi), nell'ambito del lavoro dipendente, ma senza che sia sancita in maniera chiara la distinzione tra ciò che è lavoro autonomo, ciò che è lavoro subordinato e le caratteristiche che dovranno avere le collaborazioni (non più CoCoPro ma CoCoCo) che si potranno continuare a instaurare. Incertezze che disincentiveranno il ricorso ai contratti di collaborazione da parte di quelle aziende che non abbisognano di rapporti di mera subordinazione, mettendo a rischio decine di migliaia di posti di lavoro, quanti sono i contratti di collaborazione in scadenza». «A mio avviso - conclude Cavalcoli - questa norma che è stata varata allo scopo di stabilizzare i rapporti di lavoro dei collaboratori, potrebbe ottenere l'esatto contrario, finendo per incrementare il numero dei disoccupati; si sarebbe dovuto fare molto di più dal punto di vista giuridico per distinguere le due fattispecie contrattuali. O ancor meglio, mantenere in essere le Collaborazioni a Progetto, limitandosi a un maggiore controllo circa la loro autenticità».
Andrea Tebaldi
