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LA DOMENICA

Quanto piace lo Stato sovrano

di Stefano Scansani
La sede dell'Unione Europea a Bruxelles
La sede dell'Unione Europea a Bruxelles

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara

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Siamo nel pieno della Restaurazione. Nonostante gli attacchi terroristici, nonostante le incognite dell'euro, nonostante la grande migrazione da sud e da est, nonostante l'infinita litigiosità, continuiamo a chiamarla Unione Europea. Quasi nessuno ha fatto i conti e stabilito che quest'anno, oltre a correre il centenario della Grande Guerra, è il bicentenario della conclusione del Congresso di Vienna. Ricordate? Dopo il travaglio della Rivoluzione francese e l'avventura napoleonica, nel 1815 i sovrani ristabilirono in Europa l'Ancien Régime, il potere delle nazioni, i precedenti confini, con le loro ripartizioni d'influenza ed egemonia. Il fenomeno contemporaneo è molto somigliante a quello che venne imposto nel continente due secoli fa.


Oggi il francese Hollande chiude la frontiera a Mentone e ricaccia in Italia gli stranieri (anche quelli che non sono arrivati da qua). Il britannico Cameron per garantirsi la rielezione ha promesso un referendum sulla permanenza del Regno Unito nella Ue. L'ungherese Orban ha annunciato l'edificazione di un muro sul confine serbo per arginare l'immigrazione clandestina dai Balcani. Con la Grecia sul filo della bancarotta non tratta l'Europa, ma la tedesca Merkel che è poi la stessa che negozia col russo Putin sulla mina ucraina. L'alto rappresentante per la politica estera europea Mogherini ha un ruolo di seconda o terza fila. Ognuno fa per sé. Cura i propri interessi interni. Essere e stare nella Ue è una geometria variabile. La finanza frigida e la burocrazia incombente hanno reso dissonante l'Inno alla Gioia di Beethoven, in verità troppo titanico e celebrativo per le corde del sud Europa e per il finale al quale stiamo assistendo.
Siccome tutti nuotiamo in una cultura vichiana (Giambattista Vico, corsi e ricorsi, a volte ritornano, la storia è una ruota…) riscrivo che siamo nel pieno della Restaurazione a duecento anni giusti dalla precedente.

Il confronto tra il 1815 e il 2015 sta in piedi anche per le onde conservatoristiche di prìncipi e di popolo che squassano i due tempi. Oggi il socialista (Liberté, Egalité, Fraternité) Holland fa il duro ai confini per non cedere consensi alla destra della Le Pen; e il conservatore Cameron sventola il referendum sulla Ue per rintuzzare le minacce dei reazionari d'Oltremanica. Oggi cresce la protesta delle destre e ultradestre, rispuntano i nazionalismi, qualche volta i secessionismi, da noi le ruspe, l'intolleranza per la moneta unica, il rigetto per l'apparato della Ue, ritenuto una sovrastruttura, che ancora non riesce a interporsi fra Usa e Russia, Africa e Cina, Medioriente moderato e Is, a darsi una sua connotazione politica, a rispondere univocamente a immigrazione e terrorismo (non sono la stessa cosa).
E in tutto questo riposizionamento artritico, l'Italia è uguale a quella del 1815. Non quella che Klemens von Metternich definì un'espressione geografica, ma del Piano B. Cioè la pronta contromossa di Renzi all'eventualità che la Ue, o meglio, le altre nazioni europee, continuino a temporeggiare sulle quote di migranti e a trasformare la questione dell'esodo in emergenza continentale. L'alternativa contenuta nel Piano B è disarmante, pallida, ovvia: "Se non ci date una mano continueremo a fare quello che finora abbiamo fatto. Faremo da soli". Caspita! Sonora risposta. Inaspettato contropiede che rimesta nell'italica rinomanza internazionale: l'arte di arrangiarsi, nonostante il coro solidaristico europeo che ci paga pur di tenerli tutti qua (i migranti). Un'ultima memoria sul Congresso di Vienna di 200 anni fa chiama in causa proprio i migranti forzati.

Allora come oggi fu un papa a interferire e profittare del confronto fra le nazioni sovrane. Pio VII convinse gli stati a sottoscrivere una Dichiarazione contro la tratta dei negri. Da allora la presa di coscienza e la sensibilità umanitaria e culturale sono riuscite a trasmutare negri in neri. La tratta continua. L'Europa s'infrange. La Restaurazione procede.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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