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Costruttori, una speranza per i possessori di azioni

Costruttori, una speranza per i possessori di azioni

Le motivazioni delle condanne in appello: i soci hanno diritto ai risarcimenti In ballo decine di milioni di euro, ma serviranno cause civili contro i condannati

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Le oltre 500 pagine delle motivazioni con le quali la Corte d’Appello di Bologna il 2 aprile ha condannato 7 dei 21 imputati e confermato il falso in bilancio, contengono proprio nella coda una speranza per molte vittime del crac da 1 miliardo. Si tratta dei detentori delle Azioni di partecipazione cooperative, le Apc, che finanziarono a Costruttori con 120 miliardi di lire e si ritrovarono, dopo la sentenza di primo grado, letteralmente con un pugno di mosche in mano. Questo perché il Tribunale di Ferrara, riferendosi all’articolo 240 della legge fallimentare, aveva stabilito che la loro “lesione patrimoniale” fosse «integralmente assorbita dalla pretesa azionata dalla procedura», riassume la Corte d’Appello: in sostanza, i detentori di Apc dovevano solo mettersi in coda al pari di altri creditori del fallimento, ma senza prospettive concrete d’incassare un euro in quanto sono gerarchicamente al di sotto degli stessi chirografari.

La Corte d’Appello ha destinato a tutti i possessori di Apc, circa 500 quelli costituiti parte civile, altri 2.000 euro a testa come provvisionale per il danno morale, che raddoppiano la cifra già riconosciuta in primo grado, ma ha fatto ben di più. «Con riferimento al danno patrimoniale si deve osservare come la relativa pretesa risarcitoria non sia pienamente sovrapponibile a quella esercitata dalla procedura - scrivono il presidente Luca Ghedini e i consiglieri Sergio Affronte e Anna Luisa Giuliana Mori - Si tratta di denaro che essi (i detentori delle Apc, ndr) ove avessero avuto contezza della situazione effettiva nella quale la cooperativa versava, non avrebbero mai corrisposto e la relativa azione civile mira ad ottenerne la restituzione. Si tratta quindi di una pretesa propria ed autonoma in quanto fondata su una condotta illecita degli imputati la quale creava una lesione patrimoniale diretta al patrimonio dei singoli soci (...) In altre parole il socio, in quanto soggetto direttamente ed autonomamente leso dalla condotta criminosa, ben può ottenere in questa sede una generica condanna al risarcimento del danno patrimoniale subìto; sarà poi il giudice civile competente a tenere conto, in sede di liquidazione, delle somme eventualmente erogate al singolo creditore in sede fallimentare».

Di conseguenza, i detentori di Apc possono intentare causa civile per recuperare in tutto o in parte, dall’ex vertice coop condannato per il crac, il loro patrimonio. Lo faranno davvero? «Stiamo valutando tutte le opportune iniziative» dice Claudio Maruzzi, che assieme a Carmelo Marcello, Gabriella Azzalli e Domenico Carponi Schittar tutela una trentina di possessori Apc, alcuni dei quali con 2-300mila euro di sottoscrizioni. Si tratta dei legali che già dopo la sentenza di primo grado ottennero il sequestro conservativo di 1,2 milioni di euro di liquidazioni della procedura a favore degli imputati, per garantire almeno le provvisionali. Ora si aprono prospettive più ampie, sia pure incardinate nei tempi dilatati di una causa civile. Il primo grado aveva riconosciuto alla sola procedura il danno patrimoniale pari a 10 milioni di euro.

Stefano Ciervo

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