Via i rovi, riecco la stazione
COMACCHIO. Rimasta per oltre mezzo secolo sepolta da rampicanti e vegetazione, nei giorni scorsi è tornata alla luce l’antica stazione ferroviaria di Comacchio, che si affaccia tra le vie Marina e...
COMACCHIO. Rimasta per oltre mezzo secolo sepolta da rampicanti e vegetazione, nei giorni scorsi è tornata alla luce l’antica stazione ferroviaria di Comacchio, che si affaccia tra le vie Marina e Marconi, a pochi passi dalla locale tenenza di Finanza. Grazie ad un grosso lavoro di bonifica dell’area, con sfalcio della vegetazione, che dal dopoguerra si era impadronita della stazione ferroviaria, sita su un terreno di proprietà del demanio marittimo, in procinto di essere ceduto al Comune, sono così tornate alla luce le panchine di cemento armato, sulle quali si sedevano i passeggeri in attesa della locomotiva a vapore proveniente da Ostellato e diretta a Magnavacca.
La linea ferroviaria, inaugurata il 15 luglio 1911 si snodava su un percorso di 28 chilometri con fermate a Campolungo, Bivio Gallare, San Giovanni, Cavallara, Belfiore, Comacchio e Magnavacca (capolinea al pari di Ostellato). Come scrive Alessandro Pierotti nel suo volume “Magnavacca, storie di un lungo viaggio”, dopo sorti alterne, fu il devastante bombardamento del luglio del 1944 a fermare per sempre la corsa del “Trinèn”, come veniva chiamato in laguna il vagone ferroviario. Gli ordigni tedeschi distrussero la stazione di Magnavacca (il paese nel frattempo, nel 1919, aveva preso il nome di Porto Garibaldi), e dopo sabotaggi sulla linea ferroviaria e requisizioni operate dai nazisti, giunse la definitiva chiusura della tratta, il 31 gennaio 1945. Tutto il materiale rotabile fu trasferito sulla linea Rimini-Nuova Feltria.
Katia Romagnoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
