Ferrara, un ricordo del prof. Angelo Baserga
Sanità, un profilo del grande ematologo. Masotti: con lui studi innovativi su leucemie e malattie cromosomiche
MASSIMO MASOTTI. Saranno 20 anni, sabato 4 luglio, della scomparsa del professor Angelo Baserga, illustre clinico ed ematologo. Nato a Sondrio, in Valtellina, il 6 maggio 1908, Angelo Baserga frequentò il Collegio Ghislieri di Pavia e si laureò in medicina e chirurgia nel 1931, formandosi nella Scuola ematologica pavese di Adolfo Ferrata e Giovanni di Guglielmo, che seguì nei primi anni dopo la laurea (1931-32) come assistente volontario di clinica medica, prima a Pavia, poi a Catania. Nel 1933-34 fu assistente di ruolo di patologia medica a Catania sotto la guida di Paolo Introzzi. A Catania incontrò Anna Vagliasindi che diventò sua moglie (è scomparsa nella primavera scorsa all'età di 102 anni) e che chiamò sempre "Anna cara".
Nel frattempo ottenne una borsa di studio a Friburgo (1933-34), dove lavorò con Tannhauser ("un ebreo bavarese, alla direzione della Clinica Medica che aveva seicento letti, e che nel 1934 dovette lasciare la Germania, emigrando a Boston"), con il grande anatomopatologo Ludwig Aschoff e con Sir Hans Adolf Krebs, che "partì per l'Inghilterra, dove doveva poi completare le sue ricerche biochimiche, che gli fecero meritare il premio Nobel".
Tornò a Pavia con Paolo Introzzi nel '38 come aiuto in patologia medica e nel '47 in clinica Medica e a Pavia, nel 1946, fondò assieme ad altri ematologi la società europea di ematologia. Nel gennaio '52 fu chiamato dall'università di Ferrara a ricoprire il ruolo di direttore e docente di semeiotica medica prima, quindi di patologia medica e metodologia clinica e, infine, di clinica medica e terapia medica sistematica. Nel 1955 contribuì, in maniera determinante, al completamento della facoltà medica a Ferrara.
Fu decorato con medaglia d'oro per i Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte.
Nel 1978 fu posto in congedo per raggiunti limiti di età divenendo professore emerito.
La carriera di medico, di ricercatore e di accademico è testimoniata dalla produzione scientifica di oltre quattrocento pubblicazioni e di numerose opere monografiche. Fondamentale il "Trattato sulle malattie emorragiche" del '50, che rappresentò la base degli studi sulla coagulazione del sangue. Di grande rilievo gli studi in ambito ematologico, in particolare sulle leucemie, sulle malattie cromosomiche, sulla patologia arigenerativa. Descrisse il "segno di Baserga", ancora citato nei più completi trattati di semeiotica medica, insegnando sempre che "la visita medica inizia dall'ispezione del comodino del Paziente". Collaborò nella stesura del "Trattato di Medicina Interna" di Paolo Introzzi.
Autore di numerosi aggiornamenti in Ematologia, portò a termine nel 1986 il testo di Ematologia Clinica pubblicato da Utet che attraverso le sue parole della presentazione volle essere "espressione del pensiero ematologico italiano". Molti gli allievi della Sua Scuola che continuarono la sua opera, qui a Ferrara: i Professori Orlando Arlotti, Mario Morsiani, Luigi Bosi, Paolo Malacarne, Giorgio Ballerini, Gianluigi Castoldi.
Angelo Baserga portò il Lionismo a Ferrara (ne aveva sentito parlare, su un treno da Milano a Bologna, da una coppia di svizzeri): fu socio fondatore, il 16 giugno 1955, con altri trentaquattro Aamici, molti dei quali colleghi medici, del Lions Club Ferrara (oggi, Lions Club Ferrara Host) di cui fu presidente negli anni 1955-56, 1956-57, 1975-76. Il Lions Club Sondrio Host gli conferì il Lions d'Oro nel 1964.
Nel settembre 1989 pubblicò "Vita di Medico", che si conclude con le parole del grande Pediatra svizzero Guido Fanconi: "Baserga, il mondo va male, ma il dovere di noi anziani è di spandere ottimismo sui giovani", e con il Suo invito all'ottimismo.
Angelo Baserga, autorevolissimo clinico medico ferrarese dotato di straordinario intuito e di memoria portentosa e di raro carisma, ricercatore innovativo, cofondatore della Scuola Ematologica Italiana (ritenuta da sempre la prima nel mondo), docente appassionato e coinvolgente, rigoroso sempre, mai rigido, maestro di professori universitari (internisti, ematologi, genetisti) e di primari di medicina, morì il 4 luglio di venti anni fa. Sul mio comodino, affollato sempre di libri, e di riviste Lions, che si turnano per ragioni di spazio, c'è stabilmente "Vita di Medico", che - letto e riletto - ogni tanto riprendo in mano, riascoltando la voce del mio massimo "maestro di Medicina", con cui mi laureai il 22 luglio 1976. Frequentai la clinica medica prima e dopo la laurea, per quattro anni. Nell'estate del 1978 il Prof. mi chiamò, un pomeriggio, nel Suo studio al quarto piano delle nuove cliniche: "Senta, Masotti. Se fossi più giovane, le direi venda i mobili di casa, ma resti qui! Però, vede: sono troppo vecchio. Faccia quello che le riuscirà di fare: sono certo che le riuscirà benissimo".
Non ho mai dimenticato né quelle parole né Angelo Baserga, anche se ormai sono passati molti anni.
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