Siti inquinati, Ferrara al top in regione
Seconda posizione dopo Ravenna per concentrazione in rapporto agli abitanti. Petrolchimico e Centese le aree cruciali
La provincia di Ferrara spicca, nel report messo on line dall’Arpa in questi giorni, come uno dei territori emiliani più inquinati in rapporto al numero degli abitanti. È un dato che deriva dalla conta dei siti contaminati in corso di bonifica, cioè le industrie che inquinano il suolo e le falde, gli ex punti vendita carburante e tutte le altre tipologie, in particolare quelle provocate da fatti accidentali. All’aggiornamento dell’aprile scorso, i siti emiliano-romagnoli erano complessivamente 379, con Bologna e Ravenna a spiccare nei numeri assoluti, rispettivamente con 88 e 66 siti da bonificare, mentre Ferrara non spicca con i suoi 36 punti critici. La prospettiva cambia se questi dati vengono incrociati, appunto, con il numero di abitanti, come fa la stessa Arpa, in questa classifica Ferrara fa un balzo in seconda posizione, comunque a distanza dalla vetta occupata da Ravenna, con 10 siti ogni 100mila residenti.
Nel dettaglio, il censimento Arpa mette in evidenza “l’eredità” dell’attività industriale del nostro territorio, a partire, ovviamente, dal petrolchimico cittadino. Si tratta di 250 ettari che ospitano Syndial, Basell Poliolefine, Cef, Softer (ex P-Group), Iti Polymers, Sapio, Sef, Polymia (ex Nylco), Versalis, Ifm e Yara, che hanno iniziato nel lontano 2001 la procedura per la bonifica, intervenendo sui terreni e la falda superficiale. Nel 2009 è stato approvato il Progetto operativo di bonifica della falda confinata, che è stato poi modificato e nei primi mesi 2016 è previsto l’intervento, che avrà durata di vent’anni. Alcuni procedimenti sono stati chiusi prima con Analisi di rischio autonome di singole società. L’Arpa ha seguito la procedura con 500 sondaggi, più di 3mila campioni di terreno e 180mila parametri, e oltre 3.000 analisi delle acque. Nelle aree dove la procedura è terminata, ad esempio il sito Versalis, i controlli sulla falda più superficiale dureranno 5 anni; queste operazioni, sottolinea Arpa, «hanno liberato spazi facilitando l’ampliamento o l’insediamento di nuovi impianti produttivi», almeno a livello di potenzialità. I principali inquinanti riscontrati sono alcuni metalli (specie nei terreni), idrocarburi, organici aromatici, policicli aromatici, alifatici clorurati cancerogeni e non, alifatici alogenati cancerogeni e ftalati.
Da notare che, solo per quanto riguarda il Ferrarese, non pare esserci una diretta correlazione tra distretti industriali e inquinamento: i cerchi sulle mappe che delimitano i distretti meccanici di Sipro e tessile del Basso Ferrarese, infatti, sono privi di siti da bonificare, probabilmente perché almeno nel primo caso, gli insediamenti sono “giovani” e la continuità è stata garantita. Si tratta di casi unici a livello regionale, con la sola eccezione dell’Appennino parmense.
La suddivisione territoriale evidenzia che nel comune di Ferrara si trova il numero più elevato di siti da bonifica, 12, con il Centese al secondo posto (8 siti). In questa graduatoria seguono poi Comacchio, con 5 siti, Argenta (3 siti), Bondeno e Copparo alla pari (2 siti), e poi Goro, Portomaggiore, Ro e Sant’Agostino (1 sito). Nel complesso si tratta di 19 siti industriali, 15 punti vendita carburante e 2 siti inquinati in maniera accidentale. Per quanto riguarda i punti vendita carburante che hanno mostrato problemi ambientali, i principali contaminati sono idrocarburi, sostanze additive come Mtbe e Etbe, con la presenza in alcuni casi anche di clorurati. (s.c.)
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