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Estate, arriva il gran caldo ma non sarà come nel 2003

Doccia all'aperto contro il caldo
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Doccia all'aperto contro il caldo

Le previsioni del climatologo Fazzini di Unife. E in 50 anni Ferrara ha avuto la crescita più alta della temperatura

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Il caldo sta premendo dall’Africa e a Ferrara si preannunciano giornate con picchi di calore. Il climatologo di Unife, Massimiliano Fazzini spiega e anticipa quello che riserverà il meteo in questi mesi estivi.

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Professore, arriva il picco del caldo. Sarà un’estate rovente come nel 2003?

«Mi sentirei innanzitutto di escludere questa possibilità. Abbiamo già trascorso il primo terzo dell'estate meteorologica in un contesto termico lievemente superiore alle medie e con precipitazioni più elevate di essa. Quindi, anche ipoteticamente si verificassero due mesi con temperature simili a quelle del 2003, non si raggiungerebbero comunque valori medi come quelli del 2003. Certamente, a partire da oggi l'espansione della campana anticiclonica di matrice subsahariana determinerà un graduale incremento dei valori termici (sino a 36-37°C reali e 42-44°C percepiti) e successivamente dell'umidità relativa, sino a determinare condizioni di afa moderata a partire da domani. Il picco del caldo è atteso da domenica. Occorre però evidenziare che l'asse principale della struttura alto pressoria è posizionato più ad ovest dell'Italia - fra Francia e Spagna, dove il caldo è già eccezionale in queste ore ed in quella posizione dovrebbe rimanere anche nei giorni a venire. Poi esiste l'incognita relativa alla settimana entrante, nella quale tale asse potrebbe coricarsi verso nord-est, coinvolgendo maggiormente il nord dell'Italia. Andremo dunque incontro ad una decisa ondata di caldo che pero non dovrebbe apportare temperature eccezionali. Quello che al momento preoccupa maggiormente è l'estensione temporale dei fenomeni, con condizioni biometeorologiche difficili che potrebbero perdurare per una decina di giorni.

L'anticiclone delle Azzorre garantirà protezione alle perturbazioni, o non farà il suo dovere come nell'estate dello scorso anno?

«In realtà, l'anticiclone subtropicale oceanico (o delle Azzorre) latita già da una decina di anni dal settore settentrionale del bacino mediterraneo e spesso “lascia spazio” al promontorio mobile africano, così da determinare maggiori picchi di caldo e successiva instabilità atmosferica. Allo stesso tempo, però, durante le ultime stagioni estive - ad eccezione di quella del 2014 - le perturbazioni atlantiche hanno mantenuto traiettorie “mitteleuropee”, non toccando dunque la nostra penisola sfiorando appena il sistema alpino nord-orientale - e la Paniura Padana. In questa prima parte dell'estate meteorologica l'anticiclone azzorriano ha fatto il suo dovere, apportando condizioni di notevole stabilità atmosferica e caldo nella norma. Ora, come prima evidenziato, cede il passo al suo “collega” africano.

Come mai negli ultimi anni sono aumentati i fenomeni delle trombe d'arie e nubifragi devastanti?

«Questo è un problema importante, che necessità di un continuo studio e di un monitoraggio costante durante tali fenomenologie; esso è derivante dall'aumento delle temperature medie della terra e del mare. Quando, ad un contesto termico e igrometrico superiori alle medie si "aggiunge" aria fredda e secca di origine boreale, i contrasti divengono più forti e maggiore risulta essere la possibilità di fenomeni atmosferici intensi - nubifragi, colpi di vento, formazioni idi linee temporalesche e talvolta di sistemi mesociclonici denominati supercelle, dalle quali si possono formare i tornado o trombe d'aria. L'ulteriore problema sta nell'allungamento del periodo in cui si possono verificare fenomeni estremi. Sino al termine del millennio la statistica evidenzia fenomeni temporaleschi significativi da giugno a metà settembre, ora anche i mesi di maggio ed ottobre sono sovente interessati da fenomenologie estreme, sempre a causa della maggiore energia termica a disposizione del sistema terra - mare - atmosfera. Tuttavia la statistica evidenzia allo stesso tempo che, almeno nel nostro territorio, ad una maggiore frequenza dei fenomeni temporaleschi non corrisponderebbe una maggiore intensità di essi».

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