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Gad, 100 biciclettate contro la droga

Gad, 100 biciclettate contro la droga

Stasera il comitato Zona Stadio celebra l’importante evento di controllo. Il bilancio dopo 2 anni e 1000 chilometri percorsi

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Cento biciclettate per riqualificare il quartiere, 852 giorni di lavoro e circa 1000 chilometri percorsi al buio tra le strade del quartiere.

È la fotografia del percorso dell'associazione Comitato Zona Stadio, che da due anni a questa parte, con cadenza regolare organizza, all'interno della zona Gad allargata a grattacielo, stazione e via Oroboni, quelle che ormai sono diventate un appuntamento fisso, ovvero, le biciclate per riprendersi pacificamente il quartiere, combattere la diffusione dello spaccio di droga e lottando contro il degrado. Ma, ci tengono a sottolinearlo, non sono “le ronde”.

«Siamo ancora qui - dice Massimo Morini, presidente dell'associazione Comitato Zona Stadio - dopo oltre due anni dalla prima uscita ufficiale, più forti e motivati di prima, tagliare, questa sera, l'importante traguardo delle 100 biciclettate».

E fu proprio la Nuova Ferrara che, sposata la causa, decise di appoggiare l'iniziativa dei residenti del quartiere Giardino e della zona stadio documentando, pedalata dopo pedalata, la situazione in cui versava, e tuttora è ancora al centro dell'attenzione mediatica, il quartiere, fra il via vai degli spacciatori di colore, sempre più organizzati e presenti sia per numero che per modus operandi, per fotografare le vie e i luoghi degli scambi in bici o a piedi, rimbalzando, già dal marzo del 2013, nei principali tg nazionali e nelle rassegne stampa.

«Un fenomeno, quello dello spaccio che non accenna a diminuire di quantità e di qualità. In due anni abbiamo fatto passi da gigante e siamo stati forse i primi a far parlare di noi per così tanto tempo, visto che non passa giorno in cui la zona stadio non sia al centro di operazioni di polizia o di iniziative per riqualificare il quartiere».

Obiettivo raggiunto, quindi, dopo oltre due anni di biciclettate dall'associazione Zona Stadio che ha raggiunto un importante traguardo di partenza.

«Ci avevano dati per perduti o sprovveduti - confessa Morini - per quelli che non avrebbero resistito che per poco tempo, ma invece, noi siamo ancora qui, presenti sul pezzo, a testimoniare pacificamente che i residenti vogliono riappropriarsi del loro quartiere. Una zona certamente in cui la popolazione sta diventando sempre più anziana, ma che ha ancora tanto da dire. E non solo lo abbiamo fatto con le biciclettate, ma anche con iniziative condivise non solo dai residenti, ma anche dalle altre associazioni del territorio, come le cene di quartiere, lo spostamento del mercato all'Acquedotto, i presidi, le camminate, le giornate sportive e tutto quello che può testimoniare la nostra volontà di proseguiremo sul nostro cammino. Continueremo a metterci lo stesso sforzo per raggiungere il traguardo che è quello di liberarci dello spaccio e del riappropriarci del nostro quartiere, delle nostre strade e dei nostri parchi, mettendoci un impegno a 360 gradi. Ma siamo anche molto contenti di come l'amministrazione comunale e le forze dell'ordine, i questori e i prefetti, abbiano recepito i nostri sforzi, mettendo in campo, in questo periodo, sempre più risorse per permetterci di continuare a pattugliare il territorio, con la commissione di Sicurezza e i vari assessorati che ci hanno sostenuto e, con cui in due anni, abbiamo fatto molto. Ma non ci fermeremo qui».

E se l'obiettivo dell'associazione Zona Stadio è di continuare a mantenere alto l'interesse e l'attenzione alla lotta al degrado, questa sera alle 21, per la centesima volta, i cittadini e i residenti si riuniranno per pedalare insieme con la biciclata che avrà un percorso allargato. Si partirà, infatti, dal primo storico punto di ritrovo, davanti alla chiesa dell'Addolorata in via Fortezza, per proseguire per la zona stadio, il grattacielo e arrivare fino a via Oroboni dove i residenti, armati di due ruote, campanelli, fischietti e di giubbotti catarifrangenti, grideranno ancora una volta: “No allo spaccio”.

Federica Achilli

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