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Rifugiati, tra i residenti c’è diffidenza

Rifugiati, tra i residenti c’è diffidenza

C’è chi non li vuole in paese e chi suggerisce: facciano i lavori utili. Ma anche chi spiega: non danno fastidio a nessuno

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Hanno letto la notizia sul giornale e non l’hanno presa bene. Il centro di smistamento dei rifugiati, aperto martedì scorso a Pontelagoscuro, non trova molti simpatizzanti all’interno dei due circoli dove si ritrovano in particolare gli anziani della frazione. Fra loro elettori ex Pci, oggi Pd, che bocciano l’idea di insediare l’hub (il centro di accoglienza) a due passi dal paese. Attorno al Residence Ma.Mu. - venti stanze e finora venti migranti alloggiati in una struttura che comprende anche due refettori, una saletta per gli operatori dell’Asp e una per il custode - sorgono alcune abitazioni civili e i tanti capannoni dell’area artigianale del “Boschino”, qualcuno chiuso o in vendita.

Il sole picchia, attorno domina il silenzio. Il centro anziani di Ponte di trova a poche centinaia di metri, dall’altra parte di via Padova. E per dire la propria sull’argomento il tavolo di giocatori di carte ferma la ‘mano’. Liano Vennarucci, ex consigliere di circoscrizione dell’ex Pci, usa le parole come una frusta: «E’ una vergogna - sbotta - gli stranieri accolti in albergo e gli italiani terremotati nelle baracche». Antonio Rizzioli riassume tutto nella formula inventata da Bartali: «Lo sappiamo che in Italia tutto è sbagliato e tutto è da rifare. È vero che quando queste persone arrivano qui fuggendo dai loro Paesi una soluzione bisogna trovarla, ma è il sistema che non funziona. I migranti devono essere aiutati a casa loro, li facciamo venire qui ma che futuro siamo in grado di offrirgli dopo averli accolti: la vita sotto un ponte? Devono essere bloccati gli sbarchi garantendo condizioni di vita migliori nei Paesi da dove fuggono». Il pensiero è spesso rivolto ai giovani. «Per loro non c’è lavoro - prosegue Rizzioli - e quando c’è non esiste più nessuna forma di equità. Stesso titolo di studio ma stipendi diversi da un ufficio o da un’azienda all’altra, quando lo stipendio c’è. Il Paese non riesce ad aiutare neanche loro, come può pensare di sobbarcarsi altre quote di assistenza?».

È la crisi, in questo momento, a scaldare gli animi. L’Europa rischia di perdere la Grecia, l’Italia potrebbe finire a gambe all’aria mentre stenta a riprendersi dopo anni di recessione. Il futuro fa sempre più paura e il flusso continuo dei rifugiati amplifica l’incertezza.

C’è chi ha investito nella ristrutturazione di appartamenti da cedere in affitto a due passi dall’hub e oggi teme gli effetti del nuovo insediamento: «Queste case rischiano di perdere il loro valore e di restare vuote perché non tutti sono disposti ad accettare di vivere vicino ad un centro con decine di immigrati. E poi chi li fa i controlli? Qui non passa mai nessuno».

Una signora che vive a poca strada dall’albergo spiega: «I rifugiati qui non disturbano, ma chiedo: perchè non impiegarli in lavori socialmente utili? Noi ci arrabattiamo per comprarci un cellulare e spesso chi viene assistito ha il tablet e la mountain bike». In via Vallelunga qualche residente storce il naso: «Questa zona ultimamente è stata tartassata dai furti. Gli immigrati non c’entrano, è ovvio, perché sono appena arrivati. Ma non vorremmo che la situazione ora peggiorasse». Una commerciante scuote la testa: «Ho assunto diversi stranieri, mai nessun problema. Rifugiati e immigrati qui non hanno dato mai grattacapi o creato disturbo».

Di fronte alla parrocchia retta da don Silvano Bedin si rifocillano alcuni cittadini stranieri provenienti da Barco. «Oggi offriamo assistenza economica a 180 famiglie, italiane e straniere - racconta il parroco - la gente ha bisogno d’aiuto. Non mi risultano proteste particolari, credo che dietro i toni certe volte un po’ coloriti ci sia poi la capacità di comprendere che non si può guardare solo nel proprio orticello. A Ponte e Barco comunque ci sono già due centri riservati agli immigrati, oltre all’hub e al campo nomadi». Al Circolo Acli, uno dei punti di riferimento del Pd locale, Marino Cavazzini sembra parlare un po’ per tutti: «Non li vogliamo qui perché all’accoglienza poi non seguono i dovuti controlli». (gi.ca.)

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