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Violentò la moglie e le impose l’aborto

Violentò la moglie e le impose l’aborto

L’uomo è stato condannato a sei anni di pena, ma adesso è irreperibile

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Sei anni di reclusione e una provvisionale di 30milaeuro. Ma l’imputato, un cittadino iraniano accusato di violenza sessuale e maltrattamenti ai danni della moglie (che nel frattempo ha chiesto il divorzio e ora è ospitata in una casa-famiglia) è irreperibile da un paio di mesi. La sentenza è stata emessa ieri dal tribunale di Ferrara e tra le contestazioni fatte all’imputato c’è anche quella di aver indotto la moglie ad abortire usando le maniere forti. I fatti risalgono ad alcuni anni fa: dal febbraio 2012 al luglio 2013. E per la signora, residente nel Ferrarese assieme al consorte, la vita familiare si è spesso tramutata in un calvario domestico. Più volte picchiata, minacciata, sottoposta ad angherie rimaste nascoste tra le mura di casa, fino a quando - nel luglio del 2013 - dopo essere stata percossa finì all’ospedale e raccontò tutto. «È solo l’ultimo episodio di una lunga serie», spiegò. Poi venne fuori tutto il resto. E sui verbali degli inquirenti che si interessarono al caso comparvero anche tre episodi di violenza sessuale avvenuti tra il febbraio e il luglio del 2013. Proprio da uno di questi scaturì lo stato di gravidanza che non fu accettato dal marito. Per convincere la moglie a rinunciare al figlio abortendo l’uomo l’avrebbe tenuta segregata in casa anche senza cibo e avrebbe utilizzato mezzi di convincimento molto al di là della soglia del lecito. Il collegio giudicato formato da Luca Marini, Franco Attinà e Alessandra Testoni ha ritenuto l’imputato colpevole. Quest’ultimo era difeso dall’avvocato Elisa Cavedagna, la donna si è costituita parte civile con l’avvocato Gian Luigi Pieraccini.

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