Fermo pesca per 43 giorni Si comincia il 26 luglio
Firmato il decreto che lascia in porto i pescherecci per la pesca a strascico Attenzione a quello che si acquista: bene se il pesce è di allevamento
PORTO GARIBALDI. Firmato il decreto sul fermo pesca riguardante le unità autorizzate all’esercizio dell’attività di pesca con il sistema a strascico. «Con tale decreto - ha dichiarato il sottosegretario con delega alla pesca Giuseppe Castiglione - garantiamo equilibrio non solo tra le attività di pesca e risorse marine ma anche tra le esigenze degli operatori del mare e le difficoltà che fronteggiano quotidianamente». Il decreto riguarda le reti a strascico a divergenti, sfogliare rapidi e le reti gemelle a divergenti. L’arresto temporaneo obbligatorio, per le navi da pesca iscritte nei compartimenti marittimi da Trieste a Rimini, dura 43 giorni consecutivi dal 26 luglio al 6 settembre. Per la pesca al gambero, le unità coinvolte possono compiere l'interruzione delle attività di pesca anche in compartimenti diversi da quelli dell'iscrizione. Il fermo biologico è un provvedimento temporaneo che vieta la pesca in determinate aree.
L’obiettivo del fermo biologico è favorire la riproduzione naturale delle specie ittiche d’interesse commerciale. Tuttavia attraverso il fermo non si affronta il problema del rigetto: un quarto del pescato è troppo piccolo, o è della specie sbagliata o è più di quanto stabilito dagli accordi internazionali in materia. Spiega Ettore Ianì, presidente di Legapesca Italia: «I nostri pescatori, il pesce, lo riporterebbero volentieri a terra ma nessuno lo comprerebbe. Non è concorrenziale rispetto al prodotto importato». Ma che fare se si vuole mangiare un determinato tipo di pesce quando c’è il fermo biologico? L’alternativa al pescato in mare viene dall’acquacoltura, vale a dire dal pesce di allevamento. Le tecniche assicurano una riproduzione a ritmi superiori alla stagionalità naturale per far fronte alla domanda. I problemi possono nascere dal punto di vista nutrizionale, ma la disputa è aperta. I pesci d’allevamento crescono infatti in vasche che, per grandi che siano, offrono un volume d’acqua comunque ridotto.
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