Malattie gravi, la raccolta di firme
COPPARO. Durante la Fiera dei Santi patroni a Copparo, con confortante partecipazione di pubblico e molto interesse, era presente anche un banchetto della onlus (organizzazione non lucrativa di...
COPPARO. Durante la Fiera dei Santi patroni a Copparo, con confortante partecipazione di pubblico e molto interesse, era presente anche un banchetto della onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) Anfisc per l'informazione e la raccolta di firme per una petizione popolare (partita nella nostra regione lo scorso 13 maggio da Modena) che chiede il riconoscimento di una serie di malattie che rendono difficile e doloroso lavorare, ma anche spesso semplicemente vivere. Si tratta di malattie quali la fibromialgia, una sindrome dolorosa cronica che colpisce l'apparato muscolare e cutaneo, con sensazione di dolore molto forte e spossatezza (la “fibromialgia”, o sindrome fibromialgica o sindrome di Atlante, è una sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso associato a rigidità. Le possibili cure sono oggetto di continui studi; la malattia potrebbe essere riconducibile all'attività lavorativa svolta dal soggetto debilitato. Gli indici di infiammazione risultano nella norma); encefalomielite mialgica benigna, una sindrome da fatica cronica che si manifesta con spossatezza, febbre; ed ancora, la elettro-sensibilità, con sintomi fisici e psicologici aggravati da campi magnetici, elettrici, onde elettromagnetiche e sensibilità chimica multipla, causata spesso dall'impossibilità per una persona di tollerare un ambiente o una classe di sostanze chimiche anche in piccolissime quantità. Il Ssn (Servizio sanitario nazionale) è utilizzato con una serie di difficoltà: gli ospedali, gli ambulatori non sono bonificati da agenti chimici irritanti, e il personale è impreparato ad accogliere e trattare il paziente. In Italia la situazione di questi malati è insostenibile e drammatica, mancando un serio progetto di ricerca epidemiologica e sono poche ad oggi le Regioni italiane che hanno “riconosciuto” questa patologia. Lo Stato stesso non le riconosce. E ne derivano, da tutto ciò, condizioni di oggettivo disagio per pazienti e familiari, nomadismo diagnostico, mancanza di centri di riferimento per il monitoraggio del loro stato fisico, fino all’esclusione della possibilità di vedersi rimborsate le spese sostenute per curarsi. In altre Regioni sono stati approvati provvedimenti che riconoscono una parziale esenzione dalla compartecipazione alla spesa sanitaria, quindi si chiede che la Regione Emilia-Romagna assuma tutte le iniziative necessarie, anche di carattere normativo, per prevedere il riconoscimento di queste patologie e forme di esenzione di ticket e dei farmaci eventualmente prescritti.
Alessandro Bassi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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