Sap: «Cittadini non più protetti»
Il sindacato poliziotti in piazza a Ferrara contro la nuova legge sulla tortura
Arriva anche nella città che ha visto la tragedia di Federico Aldrovandi, la campagna nazionale del Sap, Sindacato autonomo polizia contro il disegno di legge che punta a introdurre in Italia il reato di tortura, peraltro presente già nei principali paesi europei.
Proprio la madre del giovane, Patrizia Moretti, è stata tra le promotrici della battaglia che poi è sfociata in Parlamento. Ma il Sap non ne vuole sentire assolutamente parlare e contesta alla radice il provvedimento che punta a una maggiore trasparenza circa l’operato delle forze dell’ordine, esigenza avvertita in particolar modo a seguito dei fatti avvenuti nel corso del G8 di Genova e nello specifico nella caserma Diaz. Ieri mattina alcuni esponenti della sigla sindacale, tra cui il segretario nazionale Stefano Paoloni e quello locale Luca Caprini, hanno volantinato in piazza Trento Trieste. «Grazie a questo progetto di legge – spiega il Sap – i cittadini non saranno più protetti, gli italiani saranno abbandonati al loro destino e noi poliziotti saremo gettati nelle mani dei delinquenti: questo ddl sul reato di tortura regala a qualsiasi malintenzionato il passaporto per portare alla sbarra le forze dell’ordine. Sarà sufficiente, ad esempio, dire di aver patito “acute sofferenze psicologiche” nel corso di una operazione o di un interrogatorio». Inoltre, secondo il Sap si rischia «una polizia ai raggi X, anche se non abbiamo timore di controlli e verifiche e sapremo cavarcela anche di fronte a una legge assurda», quindi si sostiene che «il testo del progetto non specifica con precisione cosa intende proibire» e che «sono già numerosi nel codice penale i reati per punire i comportamenti di tortura: dal sequestro di persona a quello di violenza privata, poi lesioni dolose e abuso d’ufficio”».
Fabio Terminali
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