Una ruspa s'aggira per Ferrara
Il fondo domenicale del direttore della Nuova, Stefano Scansani
Ruspa. È il nuovo grido di battaglia della Lega Nord. Il segretario Salvini ne fa un uso costante per il suo potere fonosimbolico, neanche fosse un intercalare o un tic longobardo. La parola ruspa infatti prende più per la sua sonorità ruvida, secca e cupa che per la certezza che prima o poi Salvini alla guida del mezzo cingolato raderà al suolo campi rom e governi. Ruspa è una parola eccitatrice, tutto qui. Ognuno ha il suo intercalare. Berlusconi diceva “Lasciatemi lavorare”, Renzi si esibisce con un “Signori miei”, Salvini infiamma con “Ruspa”. E cos’altro gli sarebbe necessario considerando che ogni cosa gioca in suo favore, gli avvenimenti gli vanno costruendo una costante propaganda? Immigrazioni e accoglienza, islamismo e terrorismo, Europa burocratica e sovranità degli stati con la Grecia al referendum, la crisi che non finisce e le difficoltà di Renzi, la destra che non si decide e il crepuscolo di Berlusconi. Basta che Salvini dica Ruspa e la campagna elettorale della Lega è fatta. Vi pare che mi stia occupando dei massimi sistemi della politica italiana?
No. Mi occupo dei minimi. Anche a Pontelagoscuro, nel suo piccolo, la parola Ruspa è lì che carbura gli animi.
Non quello del leghista sempre pronto a dar spallate Alan Fabbri; non quello del Fratello d'Italia Paolo Spath che è andato in gita nel centro d’accoglienza profughi; neanche quelli del segretario provinciale del Pd Luigi Vitellio o del consigliere comunale di Sel Leonardo Fiorentini in combattimento umanitario per l'accoglienza. Loro sono di partito, di “parte”, nel senso che non c'è nulla di nuovo in quello che sostengono contro o pro ospitalità ai migranti: sono così coerenti da essere ovvi. Il vero fenomeno è che la Ruspa sta entrando poco per volta in certi animi che un tempo non lontano erano tutt’uno con Pontelagoscuro piccola patria comunista.
Tre giorni fa il collega Gioele Caccia compiendo l’inchiesta sulla reazione della gente all’hub (nodo o centro) d’accoglienza profughi, ha incontrato antichi ex tesserati del Pci tra i più allarmati e arrabbiati per la concentrazione in paese-periferia di tanti stranieri.
Mentre giocava a briscola al Centro Anziani un già consigliere di Circoscrizione dell’ex Pci ha dichiarato: «È una vergogna. Gli stranieri accolti in albergo e gli italiani terremotati nelle baracche». Controcanto nell’altro circolo, quello Acli, un esponente del Pd sillaba: «Non li vogliamo qui perché all'accoglienza non seguono i dovuti controlli». E pensare che i due circoli sono gli stessi dell’umanismo e del solidarismo della sinistra di base, militante e partecipante, quella che montava e smontava le feste dell’Unità e gridava contro gli affamatori del primo mondo, tendeva la mano ai proletari del terzo mondo. Una Ruspa salviniana sta entrando in loro. Oppure dicono semplicemente e francamente come stanno le cose vissute in diretta e a chilometri zero. Non filtrano più le loro inquietudini attraverso il vecchio sistema-linguaggio-idea partito. Qui sta la novità. Nel vedere il problema dentro casa, nel non scorgere una soluzione nel fraseggio “accogliamoli tutti”, o peggio, nel non individuare nella politica la maniera per affrontare e risolvere realisticamente i problemi di tutti. Dal pensiero reale alla strumentalizzazione il passo è breve. La Ruspa ci mette niente a mettersi in moto. La Lega ha compiuto un salto di qualità sofisticato. Il movimento nordista che una volta faceva folklore con il concorso Miss Padania in Brianza, ora annuncia l’istituzione del premio Al Non Buonista dell'Anno. Cosa che, se tradotta in sinonimi crudi, significa che la Lega si accinge ad assegnare nel Ferrarese un riconoscimento alla persona meno buona, di conseguenza alla più evidentemente severa (immagino sui soliti fronti: clandestini, case, tasse, rom, euro, Europa, gay). Questa iniziativa va presa per il verso giusto. Non è un giocondo passatempo del Carroccio. Affonda nel populismo e penetra appunto nel Ferrarese. Il premio verrà consegnato sabato 11 luglio a Quartesana per la festa provinciale della Lega, all'indomani della visita-comizio di Salvini. La manifestazione fino all'anno scorso ha avuto come location la Diamantina: posto di piccola strategia, dove l'onda lunga di Bondeno dava da fare a Vigarano. Ora il Carroccio mostrerà i muscoli a Villa Pignara, appunto a Quartesana, frazione di Ferrara, a 11 chilometri dal centro storico. La Ruspa sembrerebbe in manovra d'avvicinamento, come giurato all'indomani della vittoria alle comunali bondenesi da Fabbri: «Poi prenderemo Vigarano, Cento e anche Comacchio…». Come affermato dalla stesso Salvini alla Nuova Ferrara: «L’Emilia non è più di sinistra da un pezzo. L’Emilia, numeri alla mano, si astiene dal voto in larghissima parte e questo dovrebbe preoccupare tutti. Chi si stupisce della nostra crescita o la archivia a “voto di protesta” avrà amare sorprese». Se il Pd Vitellio e il Sel Fiorentini facessero una gita a Pontelagoscuro per incontrare gli indigeni (e non i neri) allontanerebbero il rombo della Ruspa che s’aggira per Ferrara.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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