«Assediati dai rifiuti dentro un’Oasi sempre più a rischio»
MIRABELLO. «Siamo diventati un paese tappezzato da bidoni multi-color, dove di bello ormai sono rimasti sono i nuovi cantieri di ristrutturazione, a manifestare la voglia dei cittadini che ancora...
MIRABELLO. «Siamo diventati un paese tappezzato da bidoni multi-color, dove di bello ormai sono rimasti sono i nuovi cantieri di ristrutturazione, a manifestare la voglia dei cittadini che ancora hanno deciso di vivere qui dopo il sisma del 2012».
Le parole, amare, sono di Anna Sartirani, titolare (assieme al marito Francesco Sessa) dell’agriturismo Le Pradine, ma soprattutto custode (ancora prima che padrona) di un’Oasi ambientale conosciuta in tutta Europa. Il nuovo sistema di raccolta rifiuti fatica ad essere digerito e la Sartirani non tira certo il freno a mano: «Bella iniziativa! - sbotta l’imprenditrice - , decisa, come sempre, prima dagli amministratori e poi comunicata, senza l'accoglimento di nessuna istanza da parte dei cittadini. Ma almeno un segno che ancora qualcuno ci governa! Operatori gentili e un po' imbarazzati, incapaci di dare risposte, arrivati tempo fa per chiedere indirizzi e civici per la consegna dei multi-color bidoni. Volantini, eco-calendari che sono costati alle nostre tasche lo scotto degli ultimi aumenti della tassa rifiuti. Camioncini - prosegue ancora la Sartirani - che girano come i postini di prima leva, per le consegne, senza nemmeno suonare il campanello. Da giorni lunghe code sotto il sole cocente per il ritiro dei sacchetti. Peccato che alla mia abitazione abbiano consegnato solo i bidoni del verde, del non riciclabile e dell'umido, senza che nessuno si sia degnato di suonare per chiedere o sapere». Quella della Sartirani è una denuncia, a pie’ di lista, senza reti di protezione: «Di fronte alla mia domanda di poter mettere i bidoni all'ingresso dell'Oasi Naturale (considerata dagli avventori come un parco pubblico), e non sul fronte strada, non ricevo risposte ma, soprattutto, non ricevo i bidoni richiesti. Da sempre faccio la raccolta differenziata, portandoli fuori dall’azienda in cui vivo, fino al luogo più vicino, per depositarli nei vari cassonetti. È mai possibile - si chiede la Sartirani, che alcune legislature addietro è stata anche assessore comunale - che nessuno si chieda come fa un'Oasi naturale a suddividere il lunedì i rifiuti di chi passeggia lungo i maestosi viali di pioppi in cerca di frescura? Li devo obbligare a portare i rifiuti a casa, o peggio li dovrò raccogliere a mano?». E poi il pensiero finale: «Chiedo a Cmv (l’azienda che gestisce la raccolta rifiuti; ndr) e ad Area di darmi risposte concrete senza attendere 20 minuti al telefono verde; chiedo miglioramenti non per me, ma per l’intera collettività che nella natura vuole continuare a vivere. Un segnale forte - conclude la Sartirani - verso chi ci governa e non si prende cura di un dialogo costruttivo e paziente».
Chi vuole capire, ora ha tutti i mezzi e gli elementi per farlo.
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