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In rosso solo i conti, feste Unità ristrette

In rosso solo i conti, feste Unità ristrette

Dopo un biennio di perdite superiori a 40mila euro, anche per il meteo, si cambia. Il segretario: diamo spazio ai quartieri

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«Un milione di cappellacci di zucca, ventisei quintali di lasagne, una ventina di quintali di anguille, 30 quintali di salama da sugo, migliaia di polli allo spiedo e alla griglia» e via di questo passo. Questo stralcio di elenco provviste viene dagli archivi della Festa dell’Unità di Ferrara del 1960, all’inizio dell’epoca d’oro dell’incrocio tra politica, gastronomia e partita doppia, che sono state per oltre mezzo secolo i raduni estivi del principale partito della sinistra. Il passato prossimo è d’obbligo, in quanto il Pd provinciale, erede di questa tradizione, ha deciso quest’anno di non organizzare la Festa provinciale, tornata alla denominazione “dell’Unità” dopo il via libera del 2014 da parte di Renzi, e di restringere gli appuntamenti locali in format meno costosi, che si appoggiano a strutture già esistenti come le Case del Popolo. La motivazione? Economica, s’intuisce dalle dichiarazioni dei vertici Pd, tra i quali a non pochi piange il cuore all’idea di rinunciare alla kermesse unificante, anche se a livello ufficiale viene più accreditata la versione della «scelta politica di puntare sulle feste di quartiere mentre la provinciale, di fatto, è itinerante» è la formula utilizzata dal segretario provinciale Luigi Vitellio.

Di fatto, a segnare la scelta della federazione sono state due annate disgraziate dal punto di vista meteo: nel 2013 una tromba d’aria devastò la festa del Barco, danneggiando pesantemente strutture; e l’anno scorso i weekend estivi piovosi hanno rovinato gli incassi dell’intero sistema feste. I risultati si sono visti sui conti, con due “rossi” consecutivi da 20 e 23mila euro. «Non possiamo permetterci di perdere soldi dal sistema feste, che invece servono a finanziare il partito: lo dobbiamo ai nostri sei dipendenti - spiega senza mezzi termini il responsabile organizzativo Leonardo Fiorentini - Le spese si sono moltiplicate, basti pensare che sostituire un telone costa 7mila euro, il doppio rispetto a qualche anno fa. Oppure alle polizze assicurative da centinaia di euro per pochi giorni, visto che bisogna coprire ogni possibile imprevisto a volontari, frequentatori e allestitori. Emorragia di volontari? Non è questo il problema, ma il fatto che gli allestimenti sono diventati complessi e costosi, in quanto devono essere affidati a personale specializzato». Ecco perché ovunque possibile, come Barco, Boccaleone o Portomaggiore, le feste si appoggiano a strutture già esistenti.

All’esplosione dei costi si somma il calo dei ricavi, non solo per il maltempo degli anni scorsi, «la crisi si è fatto sentire negli anni, una coppia che viene a cena alla festa prende un antipasto e due primi, invece di due pasti completi» spiega ancora Fiorentini. Dello squilibrio tra incassi e costi parla senza mezzi termini il tesoriere provinciale, Maurizio Barbirati, «contiamo che le piccole feste possano produrre qualche utile, seppure minimo, mentre mantenere il sistema com’era significava continua a perdere». Barbirati è uno che alla rinuncia della festa provinciale non si rassegna, «spero personalmente che l’anno prossimo si possa tornare a realizzarla», ma il suo segretario sembra vederla in maniera diversa: «Vediamo come va quest’anno, ad ogni sperimentazione bisogna dare un po’ di tempo per verificare se funziona o no. Il potenziamento delle feste di quartiere è comunque un nostro obiettivo politico, oltre che economico, ed è stato ben accolto dal partito». Insomma, nessuna nostalgia dei grandi numeri e delle adunate-kolossal, o forse solo l’esigenza di fare di necessità virtù.

Stefano Ciervo

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