Carife, al setaccio gli ultimi 10 anni
Raffica di perquisizioni e sequestro di materiale e documenti in uffici e case degli ex dirigenti: il procuratore capo Cherchi conferma l'indagine sulla gestione prima del commissariamento
FERRARA. La procura di Ferrara sta indagando sulla gestione della Cassa di risparmio di Ferrara, prima del suo commissariamento deciso da Bankitalia nel 2013. È stato lo stesso procuratore capo Bruno Cherchi a confermare quanto riportato dal nostro giornale in edicola oggi, di una indagine conoscitiva che va a ritroso di 7 anni, per valutare irregolarità nella gestione o nell'operazione di aumento di capitale deciso nel 2011, per 150 milioni di euro.
«L'indagine su Carife - ammette Cherchi - è nel pieno dell'attività, siamo nella fase di studio del materiale raccolto: la nostra attività di indagine verte genericamente sulla gestione Carife, anche sulla base di specifiche denunce ricevute».
Da mesi gli inquirenti sono al lavoro, dopo le perquisizioni a raffica e l'acquisizione di documenti del gennaio scorso. Materiale acquisito nella sede di Carife e soprattutto in uffici e case degli ex dirigenti: computer, file e da quanto si appreso anche documenti digitali scaricati dal server centrale di Carife, conferma lo stesso Cherchi.
Materiale copiosissimo ora al vaglio degli inquirenti: «Il materiale è tanto e ribadisco siamo in questa fase di valutazione, l'indagine genericamente è stata attivata sulla gestione di Carife, andando a ritroso nel tempo, nel limite temporale consentito dalla prescrizione», spiega il procuratore capo.
Dunque, inutile indagare indietro di 10 anni, ad esempio, ed evidenziare rilievi di natura penale se tutto prescritto: è economia giudiziaria, un principio di costi-benefici.
«Stiamo facendo le indagini ma al momento non abbiamo indicato nè ipotesi di reato nè vi sono persone sottoposte ad indagini», chiude Cherchi.
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