Presi i "topi d'auto", hanno colpito anche a Mesola
I carabinieri hanno arrestato i responsabili di una rapina aggravata e di 7 furti aggravati: sono marito e moglie
FERRARA. Nella mattinata di oggi 7 luglio 2015, i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Piove di Sacco (PD), al termine di una prolungata attività d’indagine, hanno arrestato marito e moglie di origini sinti, residenti ad Agna (PD), responsabili complessivamente di una rapina aggravata e di 7 furti aggravati, perpetrati tra i mesi di febbraio e aprile 2015, nelle province di Padova, Rovigo, Venezia e Ferrara, in particolare a Mesola, dove il 29 marzo scorso era stato spaccato il vetro di un'auto in sosta per asportare gli effetti personali del proprietario.
I coniugi indagati sono Costantino Luvacovich, 57enne, e Silvana Poropat, 54enne, entrambi già noti alle forze dell'ordine e residenti presso il campo nomadi di Agna (PD), in via Bosco.
Al momento del loro arresto, i due si trovavano già in regime di arresti domiciliari a seguito di un ulteriore furto, commesso l’11 aprile 2015 a San Donà di Piave (VE), quando, dopo aver infranto il finestrino di un’autovettura in sosta sulla pubblica via, venivano bloccati dai carabinieri di Piove di Sacco (PD), a Correzzola (PD), nell’itinerario di ritorno ad Agna (PD). Nell’occasione, i due indagati venivano trovati in possesso di una forbice per aprire le portiere dei veicoli, di un binocolo e di un paio di guanti, strumenti posti sotto sequestro, dei quali si avvalevano per consumare i vari furti.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Padova nella persona del pubblico ministero Francesco Tonon, avevano avuto origine a seguito della constatata recrudescenza di reati predatori commessi a bordo di autovetture in sosta in prossimità di cimiteri, argini e strade secondarie, nell’area della Bassa Padovana, dove le vittime lasciavano i loro veicoli momentaneamente incustoditi.
In particolare, il monitoraggio dei delitti nella specifica zona geografica faceva registrare la commissione di diversi episodi criminosi, posti in essere da un uomo e da una donna a bordo di una Citroen C3 di colore azzurro, i quali si avvicinavano alle auto parcheggiate, scrutandone l’interno degli abitacoli, in cerca di oggetti o denaro da asportare. Una volta individuato l’obiettivo, mentre uno dei due coniugi fungeva da "palo", controllando l'eventuale sopraggiungere di persone, l'altro infrangeva uno dei finestrini dei veicoli, oppure forzava la serratura di una delle portiere, per poi prelevare quanto custodito all'interno. Una volta asportata la refurtiva, i due indagati si davano a precipitosa fuga a bordo della Citroen C3, facendo perdere le loro tracce.
E’ altresì accaduto, nel pomeriggio del 13 febbraio 2015, presso il parcheggio del cimitero di Cartura (PD), frazione Cagnola, che la coppia di ladri infrangeva il finestrino dell’autovettura di proprietà di due coniugi, asportando la borsa della moglie. La scena veniva però notata dalle vittime: pertanto, il marito tentava con il corpo di sbarrare la strada ai due malviventi, che non esitavano ad investire il malcapitato con la loro Citroen C3, facendolo cadere rovinosamente sull'asfalto e fuggendo ad alta velocità.
Le investigazioni facevano emergere, inoltre, che i due nomadi partivano dal campo di Agna (PD), con cadenza pressoché quotidiana alla ricerca di veicoli da colpire. Essi percorrevano strade secondarie, prediligendo luoghi in cui la gente lasciava le proprie auto parcheggiate temporaneamente, anche solamente per fare una passeggiata o per pescare. Le aree visitate con maggiore frequenza dai due sinti erano quelle al confine tra le province di Padova, Rovigo e il Basso Ferrarese, talvolta si spingevano anche nella zona del cavarzerano.
A seguito delle indagini dei carabinieri del Norm di Piove di Sacco (PD), Luvacovich e la Poropat venivano riconosciuti responsabili di ulteriori 8 reati, esiti investigativi che confluivano nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Padova, Margherita Brunello, con la quale veniva disposta la misura degli arresti domiciliari a carico di entrambi.
Le indagini dei militari proseguono al fine di accertare eventuali altri episodi criminosi, analoghi a quelli descritti, imputabili alla coppia di ladri.
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