Procura e finanza indagano su Carife
Primi atti conoscitivi sulla banca di Ferrara: gli inquirenti valutano procedure di aumento capitale e infedeltà degli ex amministratori
di Daniele Predieri
FERRARA
Il fascicolo è iscritto al Rege (registro generale della procura) dalla fine del 2014, inchiesta a modello 45, «atti relativi» sulla gestione di Cassa di risparmio di Ferrara prima del commissariamento deciso da Bankitalia nel 2013.
Indagine conoscitiva, dunque, al momento, per valutare se vi siano state irregolarità nella gestione di Carife, prima che Bankitalia ne azzerasse il management, insediando i commissari che governano la Cassa cittadina da oltre 2 anni. E soprattutto, queste le valutazioni che gli inquirenti stanno facendo, dovranno indicare se vi siano state irregolarità (reati) sulle procedure adottate nell’aumento di capitale del 2011 che ‘salvò’, solo temporaneamente, Carife dal commissariamento di due anni dopo. Si tratta di un atto dovuto e voluto da parte degli inquirenti, magistrati e Guardia di finanza, tre pubblici ministeri a coordinare il lavoro (il procuratore capo Bruno Cherchi e i sostituti Nicola Proto e Barbara Cavallo) e gli ispettori del nucleo tributario delle fiamme gialle cittadine a svolgere le verifiche su tutto il materiale, copiosissimo, a disposizione, perlomeno degli ultimi 7/8 anni di vita di Carife. L’indagine aperta diversi mesi fa, dovrà valutare appieno se vi possano esser stati comportamenti illeciti da parte degli ex dirigenti Carife e soprattutto nelle procedure d’offerta che hanno poi portato alla riuscita dell’operazione dell’aumento di capitale, del 2011. Procura e finanza, dicevamo, hanno attivato questa indagine di iniziativa, da qui atto dovuto e voluto, anche se è bene sapere - da quanto si apprende da varie fonti - che in procura sono stati depositati da tempo diversi esposti da parte di imprenditori, clienti della banca, in merito proprio al modus operandi con cui venne proposto, varato e portato a buon fine l’aumento di capitale. La fase delle indagini è quella conoscitiva che presuppone che non vi siano ancora nè titoli di reato nè indagati: gli inquirenti sono al lavoro da mesi, ma in questa fase preliminare già emergono difficoltà più che evidenti in quanto gli inquirenti dovranno valutare rilievi penali su gestione, vicende e operazioni bancarie di Carife dell’ultimo decennio, che hanno portato di fatto al commissariamento di Bankitalia nel 2013, ancora in corso. Rilievi penali sui quali, nel caso dovessero essere evidenziati, pende inesorabile la tagliola della prescrizione. Tra i titoli di reato che potrebbero essere valutati vi è, primo tra tutti, quello dell’infedeltà patrimoniale da parte di ex dirigenti che potrebbero (in ipotesi) aver danneggiato la banca con le loro decisioni gestionali.
Tra le altre ipotesi quella di una sorta di accordo tra banca e imprenditori sull’aumento di capitale: con Carife che apriva linee di credito ad imprenditori che poi investivano in Carife, facendo rientrare le stesse somme, acquistando le azioni dell’aumento di capitale.
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