«Indagine Carife nata da più fatti e denunce»
Il procuratore Cherchi: «Siamo nella fase di studio del materiale raccolto. Al momento non abbiamo indicato reati, nè vi sono indagati»
FERRARA - «L’indagine su Carife? E’ nel pieno dell’attività, siamo nella fase di studio del materiale raccolto»: il procuratore capo Bruno Cherchi fa il punto sull’inchiesta aperta da Procura e Guardia di Finanza sulla gestione di Carife prima del commissariamento del 2013. Spiega di aver letto i titoli della Nuova Ferrara e di non poter che confermare: «Stiamo lavorando e la nostra attività di indagine verte genericamente sulla gestione della Cassa di Risparmio di Ferrara, anche (sottolinea e non solo, visto che l’indagine è stata aperta di iniziativa da procura e finanza, ndr) sulla base di specifiche denunce ricevute».
Da mesi gli ispettori della Finanza (per il filone solo di Carife) e anche dei carabinieri (sulla tranche Carife-Marostica) sono al lavoro, dopo le perquisizioni a raffica e l’acquisizione di documenti del gennaio scorso. Materiale acquisito nella sede di Carife e soprattutto in uffici e case degli ex dirigenti: computer, file e da quanto si appreso anche documenti digitali scaricati dal server centrale di Carife, conferma lo stesso Cherchi. Materiale copiosissimo ora al vaglio degli inquirenti.
«Il materiale è tanto e ribadisco siamo in questa fase di valutazione, l’indagine genericamente è stata attivata sulla gestione di Carife, andando a ritroso nel tempo nel limite temporale consentito dalla prescrizione». Insomma, non 10 anni, ma fino 7 anni fa, gestioni Santini-Murolo, Grassano e Lenzi-Forin: inutile indagare indietro nel tempo ed evidenziare rilievi di natura penale se tutto prescritto: è economia giudiziaria, un principio di costi-benefici. «Stiamo facendo le indagini ma al momento non abbiamo indicato ipotesi di reato nè vi sono persone sottoposte ad indagini».
«Come procura - sottolinea Cherchi - non abbiamo informato di questa nostra attività, poichè cerchiamo di essere molto attenti, anche per la situazione difficile dell’istituto (Carife è sul mercato, in vendita ed è commissariata da 2 anni, ndr) e perchè non vogliano interferire con niente e nessuno».
L’indagine è nata da più fatti e segnalazioni: da una iniziativa investigativa e anche dagli atti dei commissari, «dalle loro relazioni (sono atti automatici, inviati in procura ndr) e dalle denunce di soggetti, dei creditori o depositanti».
Sappiamo che Carife si sta muovendo, con legali per valutare quale possa essere la posizione giudiziaria, se la banca possa essere parte offesa oppure no: «Al momento, ripeto l’indagine è nella sua fase iniziale, faremo anche queste valutazioni». Tra fatti e vicende all’attenzione della procura vi sono anche i rapporti tra banche, cessioni o acquisti tra Carife e altri istituti? «Ovviamente laddove vi sono passaggi di denaro vengono studiate le operazioni e, ripeto, si faranno le dovute valutazioni». «Chiaro è - spiega il procuratore - che le denunce che sono arrivate riguardano sia il prima che il dopo commissariamento». Le segnalazioni alla Procura sono quasi tutte pervenute dopo il commissariamento: «Quando Bankitalia si è mossa, molti soggetti hanno fatto lo stesso, depositando le proprie denunce».
E poi c’è anche Vegagest, il caso milanese: Cherchi si sofferma anche su questo aspetto: «Il processo è pendente in appello (appello bis, dopo l’estate la sentenza, ndr) e questo procedimento milanese potrebbe avere anche risvolti per la nostra indagine». Cherchi ricorda che la vicenda Vegagest è radicata a Milano (il processo si celebra là) perchè il reato di fallimento attira tutti gli altri reati, e ciò che emergerà dalla sentenza dell’appello bis per l’ex dg Gennaro Murolo accusato di truffa e Carife, parte offesa, servirà alla procura di Ferrara per avere indicazioni sulla gestione Murolo in Carife.
Inoltre, da quanto risulta a la Nuova Ferrara, una parte importante dell’indagine riguarda l’aumento di capitale del 2011, che salvò temporaneamente Carife. Si tratta di movimenti - spieghiamo a Cherchi - quanto meno sospetti segnalati da più parti, imprenditori tra i primi, che furono convinti a investire su Carife dopo l’aperture di nuove linee di credito (soldi), che poi ritornava in Carife sotto forma di azioni.
«Controlleremo anche questo - replica lapidario - ripeto, stiamo lavorando, naturalmente la documentazione è tanta e serve tempo».
L’indagine a quanto risulta a la Nuova Ferrara è a “modello 45”, conoscitiva, “atti relativi”. «Non posso confermare», spiega Cherchi. Ma allora - eccepiamo noi - se non è “modello 45”, sarà a “modello 44” (con ipotesi di reato e contro ignoti) oppure a “modello 21” (con ipotesi di reato e indagati). «Anche questo non posso dirlo, siamo molto attenti e cauti, per Carife è un momento difficile e dunque non possiamo pronunciarci per evitare qualsiasi riflesso della nostra attività sul futuro dell’istituto e nell’assoluto rispetto dei tanti risparmiatori che attendono risposte».
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