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la banca e l'inchiesta

Ferrara, l'ex presidente Carife, Santini: chi mi ha tradito paghi

di Daniele Predieri
Ferrara, l'ex presidente Carife, Santini: chi mi ha tradito paghi

Errori si fanno, la mia colpa? Essermi fidato troppo, da credulone. Murolo? Fatto cose che non andavano come si doveva

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FERRARA. L'ex presidente Alfredo Santini guarda il passato ma deve fare i conti con il presente. Il passato di quella che era la «sua« banca, Cassa di Risparmio di Ferrara, ieri piccolo gioiello del sistema bancario italiano, oggi istituto commissariato, in vendita senza compratori, sotto inchiesta da parte della procura cittadina. «Tutto quello che uscirà da questa inchiesta per fare chiarezza sulla Carife, ben venga», spiega Santini sull’indagine aperta: «per quanto mi riguarda non ho dubbi, da questa indagine non c’è da temere nulla, massima serenità».

Indagine quasi necessaria. Dunque si può dire che possa esser quasi necessaria, e perché? «Sì, è così, perché errori si possono fare sempre nella vita, ma se c’è stato qualcuno che ha fregato, è un bene che venga fuori. Ripeto chi lavora può far errori, ma mai deve andare contro principi di onestà e serietà, soprattutto in uno specifico campo come quello bancario. Dico che anche noi in Carife possiamo aver fatto errori, il grave sarebbe, lo dico con il cuore, che li abbiano fatti miei dipendenti o collaboratori in malafede: e allora ben venga che quel qualcuno sia preso a pedate nel culo, perché ha tradito stima e fiducia».

Quei giochi di qualcuno. E quella della gente di Ferrara, che porta (portava?) i soldi in banca, investiva quel poco (tanto) che aveva perchè sapeva che sarebbe stato gestito bene, cosa si sente di dire a tutti loro? «Che sono stato un credulòn , lo dico in ferrarese (credulone, ndr) ma quello che mi preme venga messo in risalto è che probabilmente nel caso vi possano essere stati sotterfugi (reati o illeciti, ndr), questi sono stati giochi di qualcuno, mai della struttura». Non della «sua» banca. Santini ha letto tutto di ciò che ha scritto la Nuova Ferrara in questi giorni. Si sofferma sull’aspetto dell’aumento di capitale, mentre l’indagine deve chiarire anche aspetti della sua gestione.

Ero qui da 200 anni. «Io sono andato via a marzo 2011 prima dell’aumento di capitale - spiega chiamandosi fuori, ma solo cronologicamente - sono andato via perché era già deciso da tempo, ero qui in Carife da duecento anni, la persona giusta era Sergio (Lenzi, ndr), persona brava e onesta, la gente chissà cosa pensò con questo cambio. Tutto avvenne con grande serenità da parte di tutti, da tempo avevo finito la mia stagione ed era stata decisa già da un anno la successione con Sergio, con cui ho un legame stretto».

Come Sergio Lenzi. Anche Lenzi si è detto del tutto sereno sull’inchiesta, di aver sempre agito con trasparenza e onestà: «Certo, dice bene, per me è lo stesso, si facciano le indagini, il suo è un intervento serio, queste sono indagini che si debbono fare». Altre indagini però sono in corso, finite in processi, Vegagest, ad esempio: «Una questione gestita direttamente dal direttore generale (non lo cita, è Gennaro Murolo, ndr)».

Allusivo su Murolo. «Torna al passato e ricorda: «Gli chiesi io di farsi da parte, perché aveva fatto il suo tempo e perché aveva fatto alcune cose che non andavano come dovevano andare e lo diciamo in forma elegante. Anche in quel caso verrà presto fuori la verità (processuale, ndr) e allora se possono darmi una colpa è che di tutte queste operazioni, io non le abbia seguite fino in fondo».

Troppa fiducia mal riposta. «Mi sono fidato troppo? Sì, molto onestamente mi sono fidato troppo, in modo dialettale direi che a son sta un credulòn: ma posso anche dire che, unico presidente in tutta Italia, non facevo passare nessuna delibera se non aveva l’assenso di cda e collegio sindacale, altrimenti non la dava per buona. Giusto si indaghi, anche sui nostri possibili errori».

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