Carife, il conto è salato: 309 milioni di danni
Azione di responsabilità civile dei commissari contro 31 ex amministratori Udienza fissata al 15 ottobre. Sconto sulla richiesta: chiesti solo 100 milioni
FERRARA. Tutti, ci sono tutti. Ex amministratori di Carife, vecchi e nuovi, dal 2007 al 2013, ex membri dei collegi sindacali, ex direttori generali ed ex società di revisione: tutti dovranno comparire il 15 ottobre prossimo davanti al Tribunale delle imprese di Bologna che dovrà decidere sulla richiesta di danni presentata dai commissari Antonio Blandini e Giovanni Capitanio.
Conto di 309 milioni. Azione di responsabilità civile autorizzata dalla stessa BankItalia per una cifra di 309,5 milioni di euro, conteggio dei danni causati - secondo i commissari - da 31 soggetti (30 persone e la società di revisione Deloitte &Touche) ed elencati nell’atto di 67 pagine, depositato e notificato, che oggi la Nuova Ferrara pubblica. Un atto dirompente che mette alla luce carenze gestionali della banca e dei suoi amministratori e scelte e decisioni di operazioni bancarie ritenute del tutto antieconomiche (quasi fallimentari) da parte dei massimi dirigenti: «mala gestio», spiegano i commissari, che ha creato danni, innescato le procedure di commissariamento, oggi alla base delle difficoltà dell’istituto cittadino.
Lo sconto a 100 milioni. All’udienza del 15 ottobre prossimo, però, i commissari chiederanno come risarcimento per la mala gestione di Carife una cifra ben più ridotta: 100 milioni di euro, contro i 309 conteggiati, perchè spiegano che «per ragioni di opportunità, tenuto conto delle cifre assolutamente rilevanti in gioco e del rischio connesso alla possibile infruttuosità dell’eventuale azione di recupero, si ritiene preferibile restringere l’entità alla domanda di 100 milioni di euro», che tutti i 31 dovranno contribuire a soddisfare, «solidalmente».
Un atto parziale. Tutti insieme, ognuno per la propria parte di responsabilità amministrativa. Presunta, occorre sottolineare fermamente, poichè l’azione di responsabilità, al momento, è atto parziale, una sorta di accusa che dovrà essere accolta o respinta dal tribunale delle imprese di Bologna.
Dai verbali di Bankitalia. Occorre anche dire che l’azione di responsabilità civile è stata decisa dopo un attenta valutazione dei verbali delle ispezioni di Bankitalia del 2009 e del 2012 e ulteriori accertamenti su diverse vicende, in parte conosciute, altre meno.
Vicenda Siano/Vegagest. Prima tra tutte la vicenda Siano/Vegagest, sui rapporti tra Carife e il gruppo della famiglia Siano che fu finanziato dalla banca in operazioni immobiliari poi rivelatesi una truffa: questa almeno è l’ipotesi di reato per cui è in corso a Milano il processo contro l’ex dg Gennaro Murolo. Secondo i commissari «per effetto delle delibere del cda, alla famiglia Siano e ai fondi Aster e Calatrava, sono stati erogati finanziamenti che non potevano essere erogati», se si fossero applicate le più elementari e prudenziali norme bancarie. Al maggio 2014, l’esposizione di Carife nella vicenda Siano, conteggiano i commissari, «ammonta a 174milioni di euro e le probabilità di recupero si aggirano a 31milioni, con un danno di 143milioni di euro». Alla fine ritengono che la cifra equa da chiedere sia di 100 milioni: ne rispondono appieno l’ex cda gestione Murolo, e anche, con responsabilità minori, il nuovo cda, dopo il 2010, gestione Lenzi, ma solo al 30% del totale.
Garanzie a Cassa Cesena. In coda al caso Siano/Vegagest c’è la vicenda della Cassa di Cesena, non conosciuta appieno. Carife nel 2009 si accorge di esser troppo esposta verso il gruppo Siano, cerca e trova appoggio da altra banca, la Cassa Cesena, che concede fido per 15 milioni di euro. Peccato sia Carife a far da garante con fidejussione (deliberata) a CassaCesena per 12 milioni: pagata alla fine con ingiunzione del tribunale di Forlì.
‘Buchino’ di NordEst Banca
La vicenda della partecipazione di Carife in NordEst Banca di Udine ha causato un danno pur minore (perdita di 600mila euro tra acquisto a 3milioni e 100mila e residuo valore a 2.446.000), ma si trattava di risorse immobilizzate, che «assorbivano inutilmente liquidità che avrebbe potuto esser meglio impiegata».
Commercio&Finanza. E’ un grande buco, invece, il danno della vicenda Commercio & Finanza a Napoli (società acquisita da Carife, operazione in perdita) e mantenuta nel tempo, oggi in concordato preventivo e dunque svalutata: il danno dovuto al rinnovo di affidamenti alla società, spiegano i commissari, è stato, alla fine, di 95 milioni di euro.
Una negligente gestione. Oltre alle scelte esterne, i commissari puntano l’indice sulla gestione interna di Carife di cui è stata «accertata inadeguatezza dell’organizzazione in materia di gestione del credito». Un esempio? L’ammontare dei crediti problematici lordi di Carife al 2012 era di 1miliardo 309 milioni di euro: 25,6% del patrimonio, mentre la media di altre banche è 13.8%. In Carife, gli affidamenti non rientravano perchè i modelli organizzativi della banca sono ritenuti negligenti dai commissari. Il conto è salato: 100 milioni, ripartiti in 34 milioni tra cda prima 2010, 66 milioni per quelli dopo: una beffa per chi avrebbe dovuto salvare la banca.
Soldi non dovuti a Murolo. Ultimo ma non ultimo il caso della buonuscita a Murolo. Dopo l’ispezione Bankitalia (emerse il caso Siano e) del 2009, Murolo venne convinto a lasciare Carife: nella transazione con la banca ottenne 1 milione 232 mila euro: «Appare più che evidente l’inesistenza di qualsivoglia diritto di Murolo alla percezione di quanto ricevuto».
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