Appalti Cona, niente truffa forse c’è danno economico
Le motivazioni del processo: sulle varianti non prevalsero le esigenze dei privati
Non c’erano interessi incoffessabili dietro la condotta dei tecnici, imprenditori e funzionari pubblici finiti a processo per gli appalti del polo di Cona. Tutti assolti, tranne il componente della commissione di collaudo, Andrea Benedetti, incappato in un caso di conflitto di interessi punito dalla legge. Le scelte compiute da alcuni di loro, però, potrebbero avere arrecato un danno economico all’azienda ospedaliera sul quale sarà chiamata a pronunciarsi la Corte dei Conti. Sono alcune delle conclusioni che emergono dalla lettura delle 56 pagine delle motivazioni della sentenza firmate dai tre giudici del collegio: il presidente Luca Marini e i colleghi Franco Attinà e Alessandra Testoni.
Il verdetto, emesso il 13 aprile scorso, ha portato a dieci assoluzioni e a una condanna. Sull’ospedale da anni grava l’ombra dell’ennesima mangiatoia pubblica: soldi buttati al vento, forse finiti dove non dovevano andare; addirittura il sospetto che sia stato costruito con materiale non adeguato. Tutti nodi affrontati dal collegio. È l’uso presunto di calcestruzzo depotenziato il primo dubbio sciolto dai giudici, che hanno assolto dall’accusa di aver consentito l’impiego di materiale non idoneo a garantire la durabilità dell’opera «per almeno 100 anni» il progettista Giuliano Mezzadri, il direttore dei lavori Carlo Melchiorri, i componenti della commissione di collaudo Fulvio Rossi e Andrea Benedetti, il responsabile del procedimento, Giorgio Beccati, e Ruben Saetti, presidente del consiglio di amministrazione di Prog.Este, il consorzio incaricato della costruzione dell’opera.
I giudici chiariscono: non è stato utilizzato calcestruzzo non conforme, l’utilizzo dell’Rck 25 al posto dell’Rck 30, che contiene più cemento, per le fondazioni era corretto, anche rispetto all’ambiente «perennemente bagnato» (condizione che inibisce la corrosione del materiale) in cui sono di fatto immerse le strutture edilizie. L’adozione di copriferro da 50 mm anzichè da 45 ha reso ulteriormente più resistenti le fondazioni e i diaframmi dell’ospedale in modo da soddisfare «pienamente i requisiti di durabilità richiesta». Non sono state inoltre prodotte le prove, in dibattimento, sulla «sussistenza di una deliberata frode nella composizione del calcestruzzo fornito», circostanza che ha portato all’assoluzione di Mario Colombini, ex ad della Calcestruzzi Spa.
«Delicatissimo» il capitolo delle varianti in corso d’opera, meccanismo attraverso il quale, osservano i giudici, il costo dell’opera pubblica potrebbe moltiplicarsi in modo surrettizio e a danno del meccanismo della concorrenza. L’assoluzione di Melchiorri, Beccati, Saetti e di Riccardo Baldi, ex dg del S. Anna, sui capi d’imputazione relativi alle varianti “gonfiate” (pagate due volte), approvate per risolvere carenze del progetto originario ed esorbitanti nel valore rispetto a limiti fissati dalla legge è stata pronunciata perché «si trattava di realizzazioni del tutto compatibili con la finalità pubblicistica e finanche primaria dell’ottenimento di un’opera completa ed efficiente», sottolinea il collegio. Anche le scorciatoie messe in opera per evitare nuove gare pubbliche erano subordinate «a una finalità pubblicistica» e non all’esigenza di «favorire il privato». Tutto questo a valle di «una fortissima pressione politica, promanante dai più alti vertici regionali, affinchè il polo ospedaliero fosse terminato al più presto, i cui lavori elefantiaci e assai dispendiosi erano in corso da lungo tempo».
Anche i 3 milioni riconosciuti con accordo transattivo alle imprese costruttrici rispetto ai 68 richiesti da Prog.Este e concessi - parole di Melchiorri intercettato - «per ungere le ruote perché altrimenti l’Alta Tecnologia (le imprese, ndr) non la facevano» per i giudici sono un modo per percorrere «la via più diretta per realizzare il preminente interesse pubblicistico alla più celere realizzazione dei lavori». Ma a questo punto il collegio fa un passo indietro e scrive che «la materia (l’eventuale pagamento di somme non dovute, ndr) deve essere senz’altro valutata dalla giustizia contabile». Per Benedetti, che doveva rispondere di abuso di ufficio per avere accettato il ruolo di membro della commissione di collaudo nonostante fosse incompatibile con quello di progettista per conto di una delle ditte impegnate nel cantiere di Cona i giudici hanno pronunciato la condanna (sei mesi, pena sospesa) perché «la normativa tende ad evitare situazioni anche solo di potenziale pericolo d’imparzialità del pubblico ufficiale incaricato del collaudo».
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