La banda delle catenine è custodita in carcere
La Squadra mobile ha fermato tre albanesi contestandogli quattro colpi Le indagini continuano: «Anche gli altri 7, fra scippi e rapine, li hanno fatti loro»
La banda delle catenine è in carcere. Tre le persone fermate dalla sezione anti-rapine della squadra mobile, tutti albanesi: per il primo è già stato convalidato il fermo, per gli altri l’udienza dovrebbe svolgersi lunedì, ma i pm Barbara Cavallo e Nicola Proto ne hanno disposto la custodia in carcere. Dopo un mese di scippi e rapine, commessi fra il 3 giugno e il 2 luglio, i responsabili sono finiti nella rete della polizia. A illustrare l’operazione, il dirigente della Mobile, Andrea Crucianelli, ieri attorniato dagli uomini che l’hanno condotta. Si tratta di 11 episodi, fra scippi e rapine, commessi sempre in pieno giorno: il trio “lavorava” fra le 10 e le 13 e fra le 16 e le 19 nel centro cittadino, salvo tre episodi avvenuti in via Pomposa, in via Argine Ducale e in Diamantina. Il fermo, però, si riferisce solo a 4 di questi: «Ma siamo certi - ha detto Crucianelli - che anche gli altri sono ascrivibili alle persone fermate: le indagini continuano».
L’investigazione ha preso consistenza dall’episodio avvenuto in via Mentessi, un furto con strappo aggravato, con la catenina sottratta a una donna di 56 anni. Le telecamere di una banca in corso Giovecca hanno ripreso il volto di due dei tre fermati mentre puntano la loro vittima. E così, passo passo si è arrivati al fermo di F.S. (difeso dall’avvocato Mantovani), classe ’92, domiciliato in centro città con i genitori, bloccato dalla polizia l’8 luglio poco prima delle 19.30 in corso Porta Mare all’altezza di piazza Ariostea; F.D., classe ’94, senza fissa dimora e D.C., classe ’93, che agli inquirenti ha detto di risiedere a Piacenza, fermati dagli uomini della Mobile il 9 luglio alle 20 in via Piangipane (difesi dall’avvocato Mirabile).
Al primo (già colpito da ordine d’espulsione, ma entra ed esce dall’Italia con visto turistico, come i suoi genitori) sono stati contestati lo scippo aggravato dell’11 giugno in via Mentessi, in concorso con il secondo fermato, grazie alle immagini delle telecamere, e la rapina dell’8 giugno in via Centoversuri, in concorso, 99 su 100, con gli altri due fermati, ai danni di un uomo di 73 anni, cui è stato sottratto il marsupio con effetti personali e il telefono cellulare, e della moglie 81enne, cui è stata strappata la collanina facendola rovinare a terra: le vittime lo hanno riconosciuto senza ombra di dubbio. In più, nella lavatrice a casa dei genitori, è stata rinvenuta la maglietta che indossava durante la rapina in via Mentessi.
Il secondo fermato, la sera dell’8 luglio, verso le 19.30, un operatore della sezione anti-rapina libero dal servizio lo ha riconosciuto dal volto e dall’inconfondibile camminata. Era in compagnia di un connazionale, risultato estraneo ai fatti. Per lui, come detto, gravi indizi e, alle 3 di notte del 9 luglio, il pm Cavallo ne ha deciso il fermo. Gli sono stati contestato il già ricordato episodio di via Mentessi, e la rapina in via Piangipane del 30 giugno, per la quale è stato individuato grazie alle telecamere sotto i portici di via Santo Stefano, mentre, insieme al complice, pedina la vittima, ancora una donna di 56 anni, privata della sua catenina con il solito strappo e conseguente rovinosa caduta a terra: l’inconfondibile maglia indossata durante l’azione criminosa e i pantaloncini erano gli stessi che vestiva quand’è stato fermato. Gli è stata contestata pure la rapina dell’1 luglio in via Canal Bianco ai danni di un uomo di 85 anni, ancora una catenina strappata con caduta rovinosa dell’anziano, il quale ha riconosciuto senza ombra di dubbio il suo aggressore.
Il terzo fermato, pluripregiudicato e con due ordini d’epulsione a carico, è stato riconosciuto dalle immagini registrate dalle telecamere in via Piangipane, sia per i vestiti che ancora indossava al momento del fermo, sia per il tatuaggio tribale su un braccio e un borsello in suo possesso. A quest’ultimo è stata contestata la rapina in via Piangipane.
Questi ultimi due sono stati fermati grazie alla chiamata al 113 di un albergatore del centro, con cui un altro albanese, estraneo ai fatti, aveva litigato perché non voleva farsi registrare regolarmente: il gruppetto si era allontanato senza fretta, non immaginando che sarebbe arrivata una pattuglia in borghese a controllarli.
Altri indizi univoci, poi, arrivano anche da foto postate su Facebook che ritraggono i tre abbracciati in Galleria Matteotti, con il secondo fermato che indossa la stessa maglietta a strisce verdi verticali che aveva durante la rapina in via Mentessi. La tecnica utilizzata era sempre la stessa: aggressione alle spalle o fermare la vittima per chiedere un’informazione. La refurtiva non è stata trovata.
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