Vi spiego il fricandò della banca madre
Le ragioni si sovrappongono alle colpe, i bastonati si confondono con i furbi, le responsabilità con le irresponsabilità
FERRARA
Tecniche e abitudini. Il giornalismo ha le sue. All’indomani di un avvenimento il cronista si scatena nel rastrellamento delle reazioni delle controparti, dei testimoni, delle vittime, degli accusati, degli specialisti, dei primi e degli ultimi. Così da dare un seguito ai fatti più clamorosi. Questo è stato il passaggio successivo al disvelamento pubblico della richiesta di risarcimento danni di 309 milioni (di euro, non lire) agli ex papaveri della Carife.
In automatico ieri la Nuova ha raccolto le reazioni che ci devono aprire gli occhi sul mondo piccolo e intrecciato di Ferrara. Le controparti, i testimoni, le vittime, gli accusati, gli specialisti, i primi e gli ultimi coincidono con le stesse persone. Perché la banca rispettando il suo carattere antico era una proiezione dei potentati della città e del suo territorio.
È perciò naturale che nel loro complesso le ragioni si sovrappongano alle colpe, i bastonati si confondano con i furbi, le responsabilità con le irresponsabilità. Dalle mie parti e anche nel Ferrarese, questo si chiama fricandò. Cioè siamo al cospetto di uno spropositato gran fritto che, a quanto pare, è ormai andato oltre cottura. In gastronomia prende il nome di punto di fumo.
Nel fricandò ferrarese, per anni, sono state comprese le stesse persone, dunque uguali interessi e analoghe rappresentanze.
Porto un esempio: nel momento in cui vogliamo capire che cosa ne pensano gli agricoltori, gli artigiani, gli industriali e via enumerando, scopriamo che loro massimi referenti stavano nella cabina di regia della Carife e nel contempo nei gangli delle organizzazioni, degli enti, delle associazioni.
La nostra è una città aggrappata al fricandò e immersa in esso con una capacità di resistenza e permanenza eroica.
La Nuova ha avuto modo di narrare questi ancoraggi secolari in tante inchieste che hanno fatto girare l'elica a molti personaggi: i rampanti, i potenti, gli inamovibili…
Permanenza eroica, fin quando l'economia ha girato e Ferrara è stata grassa, il denaro c'era e la Banca Madre (Carife) ha alimentato tutto, tutti, qui, altrove, sempre.
Ma con la crisi, le artrosi finanziarie e le depressioni economiche, il marchingegno della rappresentanza fine a se stessa, autoreplicante e molto grecista (democratica nel senso partecipativo) è andato a farsi friggere. È la fine d'ogni fricandò. In tempi grami come quelli che corrono servono altri propellenti, organizzazioni, teste e strategie.
Così a Ferrara non è stato.
Si sono sommate mosse sbagliate, scelte sovradimensionate, benigni favori e altro che non so.
Ferrara tale e quale dunque è stata proiettata nei vertici della Carife e viceversa. E questo fenomeno compartecipativo ha sortito molti effetti. Ne colgo tre, tanto per non esagerare. Il primo: l'azzeramento di qualsiasi contraddittorio, sana critica, vitale opposizione al sistema autoriprodotto.
Il secondo: la percezione da parte dei correntisti e degli azionisti che tutto era bello, buono, bravo (la radice greca è la stessa) perché l'agglomerato al vertice era collettivo, concittadino, parentale.
Il terzo: l'impossibilità oggi di individuare concrete responsabilità perché fuori dalla banca non c'è nessuno, neanche un accusatore. Tutta Ferrara era dentro il palazzone della Giovecca.
Forse, a pensarci bene, qualcuno è fuori. La politica. Al di là del sindaco Tagliani che ha seguito giorno per giorno la decadenza e sollecitato i commissari a una maggiore comunicazione, la politica è stata assente.
Per essa - maggioranza e opposizioni - l'imperativo di stare alla larga dagli affari creditizi è diventato un alibi per non toccare il fricandò dal quale, negli anni passati, ha comunque attinto e ricevuto riscontri. Sia chiaro: rispettiamo la sicurezza proclamata dall'ex presidente Lenzi sulla Nuova di ieri. «Questi soldi in giro non li abbiamo mica concessi noi, sono state le gestioni precedenti. E nemmeno ce li siamo messi in tasca».
Rispettiamo la scelta del suo predecessore Santini: «Io non so niente e non conosco nessuno. Quando si scoprirà la verità vedrete che io non c'entro niente».
Tra i tanti messaggi ricevuti in queste giornate punteggiate dalle notizie sulla Carife, ne scelgo uno per il suo carattere gastronomico, quindi lampante. “Si può stare a tavola al ristorante finché si vuole, ma occorre sapere che alla fine arriva sempre il cameriere a portare il conto. E adesso Ferrara paga e mi sa che pagherà per un bel pezzo, come è giusto che sia”. Giusto?
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